Il femminismo, sosteneva Carla Lonzi, non nasce da una teoria, ma da una necessità vitale nel momento in cui la donna rifiuta di riconoscersi in un mondo che la esclude. Questo è il pensiero centrale del documentario Carla Lonzi – Dentro e fuori dal mondo, diretto da Francesca Archibugi, che restituisce il senso stesso del pensiero della femminista, attraversando l’ambito politico, sociale e artistico del nostro paese.
Presentato in anteprima all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori – Eventi speciali, il film sarà nuovamente al cinema con Fandango Distribuzione il 26, 27 e 28 ottobre.
Come scrive Elisabetta Stefanelli su Ansa.it, tra i momenti emblematici del documentario c’è una passeggiata a Villa Pamphili, a Roma, in cui la regista e Nanni Moretti riflettono sul movimento del ’68, che maldigeriva il femminismo perché ne scardinava, in qualche modo, i principi. Una scena che sembra racchiudere l’immagine stessa della vita e dell’opera di Lonzi, e il dialogo con tutte le esperienze rivoluzionarie degli anni Sessanta e Settanta.
Nel racconto a parlare non sono solo Nanni Moretti e Francesca Archibugi, che le ha dedicato questa pagina intensa, ma tutti coloro che l’hanno conosciuta e studiata: dal figlio Battista Lena, musicista e compositore (autore delle musiche del film), a Giulia Siviero, Suzanne Santoro e alla filosofa Maria Luisa Boccia. Il continuo passaggio dal privato al pubblico, che caratterizzava la sua esistenza, emerge attraverso l’arte, l’amore con Pietro Consagra e l’amicizia contrastata con Carla Accardi, con cui nel 1970 fondò Rivolta Femminile insieme a Elvira Banotti.
Morta il 2 agosto 1982, a soli 51 anni, a causa di un tumore al viso, Lonzi è rimasta fino alla fine sorridente, con quell’intensità che aveva caratterizzato tutta la sua vita e la sua opera, seppur con il volto semicoperto, segnato dalla mutilazione subita dopo un’operazione a Zurigo.
Attraverso materiale d’archivio inedito, fotografie e la voce della stessa Lonzi, la sua eredità rimane così attualissima. Non a caso, La Nave di Teseo sta ristampando le sue opere, da Sputiamo su Hegel e altri scritti, che comprende il Manifesto di Rivolta Femminile, a Taci, anzi parla. Diario di una femminista, fino a Vai pure e Autoritratto.
Archibugi costruisce così un racconto intimo e appassionato, attraversando temi come il corpo, la natura, il mito e la memoria, senza trascurare quelle ferite che contribuirono alla sua riflessione sui rapporti, sull’amore e sull’identità femminile, come il dolore di quel primo fidanzato che si era innamorato della sorella più piccola. In questo modo la vicenda di Lonzi diventa un racconto di poesia e d’arte.
Prodotto da Fandango con Rai Cinema, in associazione con Luce Cinecittà e MIC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, il documentario è stato realizzato e distribuito con il contributo del Fondo del Ministero della Cultura per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo.