The Strokes a Bologna, tra hit storiche ed impegno politico  | Giornale dello Spettacolo
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The Strokes a Bologna, tra hit storiche ed impegno politico 

Con uno spettacolo sold out di cento minuti e 22 brani, il gruppo è tornato per l’unica data italiana del tour europeo, dopo 15 anni di assenza dal nostro Paese

The Strokes a Bologna, tra hit storiche ed impegno politico 
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20 Ottobre 2026 - 00.37 Culture


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È Bella Ciao, intonata a sorpresa dal batterista Fabrizio Moretti, uno dei momenti più inaspettati del concerto degli Strokes all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno. L’arena bolognese canta in coro, in una conferma che richiama il rinnovato impegno politico della band, che nel corso del tempo ha sostenuto cause come quella palestinese e i candidati della sinistra americana, tra cui Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.

Dopo 15 anni di assenza dall’Italia, il gruppo è tornato per l’unica data italiana del tour europeo, con uno spettacolo di cento minuti e 22 brani che attraversano 25 anni di carriera, dagli esordi di Is This It? (2001) all’ultimo album Reality Awaits.

A dominare la serata sono soprattutto i successi degli anni Duemila. You Only Live Once, Automatic Stop, Someday, Take It or Leave It e Last Nite, sono le canzoni che chiudono la parte prima dei bis. Tra i brani recenti, Going Shopping è quello che convince maggiormente dal vivo, mentre le tracce dell’ultimo album non suonano convincenti allo stesso modo.

Il concerto, sold out da mesi, è stato introdotto da Alex Cameron e Fat White Family. L’apertura, per la prima volta dall’inizio della tournée, è affidata alla malinconica Tyrants of the Mellow Moon, ma è con il riff di chitarra di Reptilia che il palasport esplode, sorprendendo persino la band. Il parterre, di tutte le età, canta e balla, unendosi alle varie fasi della produzione del gruppo.

Al centro c’è Julian Casablancas, con lungo cappotto nero e occhiali da sole. Tra improvvisazioni e battute, il frontman scherza con il pubblico: “Quanti non sono di Bologna? Allora potete uscire”, dice ridendo. In buona parte della performance la sua voce è filtrata dall’autotune, utilizzato in modo mai banale, anche se nella prima parte emergono alcuni problemi audio che lo spingono a confrontarsi con i tecnici a lato palco.

Lo spettacolo prosegue con Heart in a Cage e Hard to Explain, il primo dei sei brani estratti dall’album d’esordio, mentre Lonely in the Future riallaccia il discorso con il live. Dopo la pausa arrivano New York City Cops, Threat of Joy e Ode to the Mets, prima che le invocazioni dell’arena ottengano l’extra track finale: Selfless.

Nati con un’attitudine legata al disincanto urbano, non è dato sapere dove porterà il nuovo percorso musicale degli Strokes, ma vale la pena seguirli.

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