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Le scuderie del Quirinale aprono le porte a Pontormo

Una grande mostra dedicata al pittore fiorentino del cinquecento.

Le scuderie del Quirinale aprono le porte a Pontormo
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10 Ottobre 2026 - 19.41 Culture


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Colori intensi, figure cariche di tensione e una libertà espressiva capace di attraversare i secoli. Jacopo da Pontormo, tra i protagonisti più originali e inquieti del Rinascimento fiorentino, è al centro di una grande mostra alle Scuderie del Quirinale, dal 9 ottobre al 7 febbraio 2027. Un percorso in dieci sezioni, con 130 opere tra dipinti, affreschi e disegni, accompagna il pubblico alla scoperta di un artista visionario, capace di sfidare le convenzioni del suo tempo e di parlare ancora alla sensibilità contemporanea. Grazie a prestiti eccezionali provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali, Roma accoglie un’esposizione che celebra il talento di Pontormo e restituisce tutta la forza innovativa della sua arte.

Si tratta della prima mostra monografica dedicata all’artista al di fuori del capoluogo toscano. L’esposizione è stata promossa da Ales – Scuderie del Quirinale, in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi. Prodotta insieme alla casa editrice Electa e curata da Cristina Acidini, la mostra è il frutto di una virtuosa collaborazione tra pubblico e privato.

Secondo quanto riportato da Adnkronos, Matteo Lafranconi, direttore delle Scuderie del Quirinale, ha dichiarato: «È stata una sfida: per la prima volta presentiamo una monografica, ovvero una mostra che racconti Pontormo nella sua completezza. L’impresa non era mai stata affrontata: è stato molto difficile radunare opere di natura e formato diversi, appartenenti a patrimoni differenti, compreso quello ecclesiastico. Ci siamo riusciti anche grazie alla collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, che hanno garantito, oltre a un gran numero di prestiti, il proprio sostegno nel convincere i prestatori a consentire che tutte queste opere fossero riunite».

Uno dei punti di forza di questa grande esposizione è proprio la collaborazione con il principale museo fiorentino. A questo proposito, il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde, ha affermato: «Ieri mi sono sentito dire che gli Uffizi sono stati molto generosi. Sì, è vero – ha convenuto – gli Uffizi sono stati sostanzialmente saccheggiati. Tuttavia, la generosità degli Uffizi era un obbligo istituzionale, oltre che scientifico, vista la caratura di questo progetto, di cui siamo molto felici. È una mostra davvero notevole, che credo offra, dal punto di vista della sinergia istituzionale, un modello da perseguire anche nei prossimi anni. Apre anche alla possibilità di ulteriori prestiti alla National Gallery di Londra e alla National Gallery of Art di Washington».

A sottolineare l’importanza della proficua collaborazione tra pubblico e privato è stato anche il presidente e amministratore delegato di Ales S.p.A., Fabio Tagliaferri, che ha dichiarato: «È una pratica che spesso in Italia fatica ad affermarsi, ma che qui, alle Scuderie del Quirinale, è diventata una pratica sana. Siamo sicuri che questa mostra seguirà la scia del successo di Tesori dei Faraoni, riscuotendo un ottimo risultato al botteghino».

Oltre alle Gallerie degli Uffizi, numerosi altri enti hanno contribuito alla realizzazione di questa importante mostra. Tra questi figurano la Galleria dell’Accademia e i Musei del Bargello di Firenze, la Galleria Borghese e l’Istituto centrale per la grafica di Roma, il Louvre di Parigi, la National Gallery e il British Museum di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la National Gallery of Art di Washington e l’Art Institute di Chicago, oltre al Getty Museum di Los Angeles e ad altri istituti.

Non mancano i dipinti concessi dalle diocesi e dalle parrocchie di Firenze e del territorio circostante. Dalla cappella Capponi, nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, proviene, ad esempio, la pala con la Pietà (o Trasporto di Cristo), realizzata tra il 1525 e il 1528, insieme a quattro tondi raffiguranti gli Evangelisti, opera di Pontormo e Bronzino.

La curatrice della mostra, Cristina Acidini, ha inoltre sottolineato come Pontormo abbia «incarnato la crisi del suo tempo». Artista originale e fervido innovatore, il pittore ha appassionato e ispirato anche altri artisti del Novecento, da Pier Paolo Pasolini a Bill Viola. «La libertà creativa di Pontormo ancora oggi ci suggestiona e ci parla. Non è un caso che gli artisti di oggi non lo sentano come un maestro remoto, un esempio illustre da mettere in bacheca, ma come un collega, un pittore ancora capace di parlare agli artisti contemporanei».

Il percorso espositivo si apre con il tema della Visitazione, che permette di ammirare il giovane Pontormo e di ripercorrere le tappe iniziali della sua carriera artistica. Nelle prime sale, l’incontro tra le due cugine Maria ed Elisabetta è ambientato in una maestosa scenografia, che segna il trionfo dell’artista sulla scena fiorentina. L’opera è uno dei tre affreschi staccati provenienti dal Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata, commissionati dai frati serviti ad Andrea del Sarto e ai suoi ex assistenti Pontormo e Rosso Fiorentino. Gli affreschi sono stati concessi in prestito dai frati serviti.

Parallelamente, il grande pittore partecipò a importanti imprese artistiche al servizio dell’alta borghesia fiorentina, dimostrando notevoli capacità narrative. Lo testimonia il ciclo delle Storie di Giuseppe Ebreo, costituito da tavole dipinte destinate ad arredare la camera nuziale di Pierfrancesco Borgherini e Margherita Acciaioli. L’insieme, parzialmente riunito in mostra grazie ai prestiti di importanti musei, fu realizzato da Pontormo in collaborazione con Francesco Granacci, Andrea del Sarto e Francesco Ubertini, detto Bachiacca. Successivamente, l’artista dipinse un’Adorazione dei Magi per l’anticamera Benintendi, nell’ambito di un’altra impresa artistica collettiva.

All’interno delle Scuderie del Quirinale è esposto anche un ciclo di affreschi staccati raffiguranti la Passione di Cristo, realizzati nella Certosa del Galluzzo, dove Pontormo e il giovane Bronzino trovarono rifugio durante la peste. Le quattro lunette in prestito, sulle cinque complessive, mostrano tutta la loro forza compositiva e l’intensità cromatica. Un risultato reso ancora più evidente dal restauro conservativo che ha interessato l’intero ciclo, composto da cinque opere, grazie al fondamentale contributo dell’associazione Friends of Florence.

Per realizzare questo ciclo, Pontormo si ispirò alle incisioni del maestro di Norimberga Albrecht Dürer, suscitando le critiche severe di Giorgio Vasari, autore della prima biografia dell’artista, inserita nella seconda edizione delle Vite del 1568. Vasari accusò Jacopo di aver abbandonato la bella maniera fiorentina per privilegiare lo stile tedesco, giudicato spigoloso e sgraziato.

Al periodo trascorso alla Certosa risale anche la Cena in Emmaus, uno dei prestiti degli Uffizi e uno dei vertici dell’arte di Jacopo. L’opera costituisce un importante punto di riferimento per il naturalismo di derivazione popolare e per i decisi contrasti chiaroscurali, che sembrano anticipare Caravaggio.

Il percorso espositivo prosegue con un’ampia sezione dedicata ai ritratti realizzati per i Medici, con i quali il pittore mantenne un legame duraturo, e per diverse figure di spicco dell’epoca. Tra le opere esposte spicca il celebre Alabardiere: al di là delle incertezze sull’identità del soggetto, il dipinto si conferma un caposaldo della ritrattistica del Cinquecento, capace di incarnare perfettamente i valori della virilità e della fierezza militare propri del pieno Rinascimento.

Tra gli altri ritratti di Pontormo spiccano il severo e pensoso Cosimo il Vecchio, nel quale Jacopo mette a punto l’innovativa formula del ritratto allegorico, e i Due amici, ai quali fa da contrappunto la sfolgorante Dama in rosso di Bronzino.

Un altro spazio di grande rilievo è riservato ai disegni di Pontormo, nei quali la figura umana occupa un ruolo centrale nella pratica artistica del pittore. Gli studi di giovani garzoni ritratti dal vero, in pose naturali e differenti, sembrano istantanee di straordinaria immediatezza. A questi si affiancano modelli e riferimenti stimolanti, in particolare le incisioni di Albrecht Dürer.

Nei primi anni Trenta del Cinquecento, l’artista entrò in contatto con Michelangelo, un confronto che contribuì a trasformarne lo stile. Da quel momento, Pontormo accentuò e rafforzò la muscolatura delle figure attraverso l’impiego di robusti chiaroscuri. Lo testimoniano anche i disegni preparatori per gli affreschi del coro della basilica di San Lorenzo, la più importante impresa pittorica realizzata a Firenze alla metà del Cinquecento, oggi perduta.

Il percorso biografico e artistico di Jacopo è completato da una selezione di opere dei suoi contemporanei: dai maestri Mariotto Albertinelli, Piero di Cosimo e Andrea del Sarto ai colleghi Rosso Fiorentino, Franciabigio, Puligo, Granacci e Bachiacca, fino agli allievi e collaboratori Jacone e, soprattutto, Bronzino, autore del Crocifisso Panciatichi, un’opera di grande forza plastica e luminosità.

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