di Maurizio Boldrini
“Quando la domenica era bella
Ci vestivamo a festa per andar
In via dell’Euchadé tanto per fare
Contenti di veder decervellare”
( Vinicio Capossela, Canzoni a manovella, 2000)
Ogni limite viene superato, ogni pudore messo al bando, ogni crudeltà prestata allo schermo. Un plotone d’esecuzione composto da militari sparerà, il 3 dicembre prossimo, su un uomo, Nidal Hasan, colpevole di avere ucciso 13 persone e ferite altre 32. Petto dritto, sguardo fisso, il segretario alla Difesa degli Stati uniti d’America, Pete Hegseth, lo annunciato con enfasi al mondo intero: “affronterà un plotone d’esecuzione composto da soldati – ha detto – com’è giusto che sia e faremo in modo che la gente possa assistervi, che sia pubblica perché la gente deve capire che ci sono serie conseguenze per questo tipo di cose”. Ha eguagliato, anzi ha superato il suo grande maestro, quel suo presidente Trump al quale sembra ormai tutto concesso nell’oltrepassare i confini dell’umano.
Di fronte a queste parole si resta allibiti e sconfortati. Sono parole che riportano la società americana indietro di novanta anni, quando fu eseguita l’ultima esecuzione pubblica, avvenuta con l’impiccagione il 14 agosto del 1936. A salire sul patibolo, nel Kentucky, fu un giovane uomo afroamericano di 22 anni colpevole di aver stuprato una donna di 70 anni. Narrano i giornali del tempo che all’impiccagione assistettero circa 20.000 persone in un clima da fiera paesana. Erano i giorni bui in quel grande paese in cui regnava ancora la segregazione razziale e nel quale si narravano le grandi gesta della conquista del West.
Novanta anni fa. Ora con la faccia tosta il capo del più grande esercito del mondo si presenta – e come se fosse in un videogioco- dichiara che “l’esecuzione sarà trasmessa in diretta streaming”. Spero che milioni e milioni di americani spengano il televisore. Spero che l’Onu intervenga con forza contro questa decisione che l’Alto Commissario per i diritti umani ha definito come “ una violazione del divieto di tortura e delle esecuzioni pubbliche”. Negli Usa come negli altri paesi (Afghanistan e Iran) dove le esecuzioni pubbliche costituiscono una forma di trattamento o pena crudele, inumane e degradanti. Ogni coscienza civile si ribelli, ogni forza politica impegni energie civili e sociali perché il mondo dimostri che è ancora abitato da essere umani.
