Torna l’ora del lupo e ritornano ataviche paure

Anche a Siena e provincia sono stati avvistati di recente alcuni esemplari. Perché sono in crescita e perché si avvicinano ai centri abitati. Il parere degli esperti e alcuni utili consigli del professor Riccardo Rao, autore del libro “Al tempo dei lupi”.

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Maurizio Boldrini Modifica articolo

11 Settembre 2026 - 16.22 Oltreilponte


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Dopo un secolo di assenza, o quasi, i lupi stanno ripopolando l’Europa  e l’Italia. Il loro ritorno ha suscitato tensioni e ostilità.  Nel febbraio di quest’anno ha fatto molto effetto l’apparire  di uno in viale Toselli mentre altri avvistamenti so sono avuti nel territorio senese e toscano. Il fenomeno riguarda non solo la Toscana ma altre zone dell’Italia: in agosto un esemplare è stato individuato nella zona tra Noicattaro e Bari. force coordinata dalla Prefettura di Bari dopo la prima aggressione, nello stesso periodo a Riccione la presenza di un lupo nel territorio urbano ha indotto il Comune ad anticipare l’orario di chiusura di tre parchi. Televisioni e  social non fanno altro che rilanciare le immagini di lupi che entrano nei centri abitati, che aggrediscono delle persone oppure che se vanno tranquillamente a spasso. 

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Qualche settimana fa il settimanale  Internazionale ha dedicato all’argomento la copertina , “L’ora del lupo”, con la relativa inchiesta curata da Gretchen Vogel di Science. L’autore ha riportato molti episodi avvenuti un po in tutto il nostro continente e si interrogato  su come questi animali continuino ad esercitare un fascino profondo nella nostra pische: “le prove archeologiche e genetiche suggeriscono che gli umani addomesticarono un antenato dei lupi moderni almeno 11.000 anni fa dando origine ai cani di oggi eppure lupi sono rimasti una minaccia per le persone e soprattutto per il loro bestiame le tradizioni popolari riflettono questo rapporto ambivalente.si racconta che Romolo il mitico fondatore di Roma sia stato allattato da una lupa, ma tutti riconosciamo anche i numerosi lupi cattivi delle fiabe”. 

Dunque i lupi sono tornati ma come affrontare la questione senza ricadere negli stereotipi del passato e ragionarci per trovare soluzioni che permettano una sana coesistenza tra uomini e lupi? L’ho chiesto a Riccardo Rao, professore ordinario di Storia Medievale e di Storia dell’Ambiente e degli Animali dell’Università di Bergamo e autore, tra l’altro di un libro sull’argomento ( Al tempo dei lupi. Storie luoghi di un animale favoloso, edizioni Utet, 2024) che è uno dei testi ai quali far riferimento quando si affronta l’argomento.  “I lupi sono tornati e vengono avvistati – mi conferma-  con sempre maggiore frequenza, anche in prossimità dei centri abitati. In realtà, sono una presenza che da secoli convive con le popolazioni che hanno abitato l’Italia. E il rapporto con questa specie, che pure è fondamentale per la conservazione della biodiversità, non è mai stato semplice: sia per ragioni culturali, poiché con la diffusione del cristianesimo iniziarono a essere visti come incarnazione del male, sia per ragioni economiche, per i danni che potevano arrecare all’allevamento”. 

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Come si può dunque costruire oggi una coesistenza con i lupi? chiedo allo studioso. Riccardo Rao prova a immaginare quattro risposte: “ Prima. Innanzitutto, cerchiamo di evitare di introdurre nel discorso pubblico il linguaggio irrazionale della paura: questo è il retaggio delle culture tradizionali dei secoli passati. L’animale reale, non quello immaginario che popola le fiabe, in situazioni normali e salvo casi del tutto eccezionali non costituisce un pericolo per l’uomo: questo, del resto, vale anche per i cani, le vespe o altri animali con cui coesistiamo normalmente e con cui gli incidenti sono rarissimi e straordinari. Peraltro, in Italia esistono già gli strumenti operativi e normativi che consentono di intervenire in caso di lupi confidenti con gli esseri umani. Seconda. Dobbiamo comunque tenere le città e i centri abitati puliti. Evitiamo i depositi di rifiuti che possono attirare gli animali alla ricerca di cibo. È bene che i lupi non associno gli esseri umani e le abitazioni al cibo. Terza. Dobbiamo preservare la fauna selvatica, di cui oggi fortunatamente il nostro territorio è ricchissimo: i lupi trovano infatti la maggior parte del loro nutrimento nei boschi e nei luoghi selvatici. In Italia si nutrono per circa il 90% di prede selvatiche, a partire dai cinghiali che per tanti aspetti danneggiano l’economia e l’agricoltura. Quarta. Occorre, infine, mitigare o addirittura eliminare la questione economica alla base del conflitto. I pastori e gli allevamenti tradizionali svolgono un importante ruolo di tutela del paesaggio italiano: le istituzioni devono essere al loro fianco, senza promettere una ormai inattuale eliminazione della specie, ma offrendo il giusto supporto economico, in primo luogo (ma non soltanto) attraverso risarcimenti congrui in caso di predazioni”.

I più recenti avvistamenti  ci mostrano un fenomeno che è in atto da alcuni anni e nel volume di Riccardo Rao sono descritte le fasi di questo apparire e scomparire dei lupi nella nostra vita quotidiana. Dopo il rischio estinzione a inizio anni Settanta, negli ultimi decenni il lupo è tornato progressivamente a popolare molte aree. Quanti sono i lupi in Italia? Tra il 2020 e il 2021 è stato condotto un monitoraggio nazionale coordinato dall’Istituto per la Protezione dell’Ambiente (Ispra) che ora deve essere aggiornato.  I dati di allora dicono che per quanto riguarda i lupi grigi, la ricerca  ha rilevato circa 3.501 esemplari distribuiti sul territorio. Piemonte regione con più lupi, zero in Sardegna. I dati confermano la crescita concentrata soprattutto sulla fascia alpina con il Piemonte che svetta come la regione italiana che “ospita” più esemplari. Oltre 2.500 individui popolano la dorsale appenninica e l’area peninsulare, mentre la Sardegna è l’unica regione dove le tracce di lupi sono assenti. 

Per tornare a noi, alle nostre terre, il fenomeno si è accentuato.  Nel marzo 2026 un episodio  s’è registrato, in un’area vicino alle mura, con  tentativo di un attacco alla Scuderia Casa del Fantino. Altre segnalazioni di avvistamenti sono state segnalate poi in zone come Massetana Romana, Porta Tufi e San Rocco a Pilli. Perché, anche da noi, si avvicinano così tanti alle alle ree urbane? Anche altri esperti, come il professor Francesco Ferretti dell’Università di Siena che tra l’altro collabora con il Parco Regionale della Maremma, hanno spiegato che i lupi si avvicinano perché trovano facilmente cibo e risorse attrattive nei pressi delle aree urbane. Rispondendo una domanda di Laura Valdesi su La nazione Francesco Ferretti diceva: “In generale le popolazioni animali tendono ad aumentare se le risorse alimentari sono abbondanti e se l’uomo lo consente. Negli ultimi decenni le prede principali del lupo, cioè gli ungulati selvatici come cinghiali o caprioli, sono aumentate in numerose aree della penisola anche a seguito di immissioni operate dell’uomo. A causa di questo processo, delle migliorate condizioni ambientali e della protezione accordata al lupo dagli anni ’70, questo predatore è aumentato di numero ed è ricomparso in modo spontaneo in zone dalle quali era sparito da decenni o secoli. Questo lo ha portato ad avvicinarsi anche ad ambienti popolati dall’uomo, se questi ospitano prede o risorse alimentari in grado di attirare il predatore».

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Il giusto allarme non deve provocare arcaiche paure né indurre a demonizzazioni dell’animale ma a pratiche, come quelle indicate da Riccardo Rao, che portino alla comprensione e alla gestione del fenomeno. In questo un ruolo importante spetta proprio ai media. Vecchi e nuovi. 

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