Nanni Moretti, a Venezia il Premio Siae "Andrea Purgatori" alla Carriera | Giornale dello Spettacolo
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Nanni Moretti, a Venezia il Premio Siae "Andrea Purgatori" alla Carriera

Il regista premiato nel cinquantesimo anniversario del suo esordio: un riconoscimento per il suo straordinario contributo al cinema italiano.

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7 Settembre 2026 - 21.58 Culture


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A consegnargli il riconoscimento è stato il presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori, Salvatore Nastasi, alla presenza del presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco e di Francesco Martinotti, presidente delle Giornate degli Autori.

Il premio arriva nel cinquantesimo anniversario dell’esordio cinematografico del regista e vuole celebrare il contributo straordinario offerto da Moretti al cinema e alla cultura italiana. La motivazione sottolinea come a partire da Io sono un autarchico, il regista abbia costruito un’opera unica nel panorama italiano e internazionale trasformando l’esperienza personale in uno strumento per osservare e raccontare la realtà e la società.

Con il suo sguardo originale spesso autobiografico e sempre attento alle trasformazioni del presente, Moretti ha raccontato l’Italia, le sue inquietudini, le contraddizioni e le speranze. Un cinema riconoscibile, caratterizzato da autoironia, intelligenza critica, rigore narrativo e libertà espressiva, capace di lasciare nella memoria collettiva personaggi, immagini e dialoghi. Un percorso nel quale impegno civile e leggerezza, riflessione e umorismo, dimensione privata e racconto collettivo si sono intrecciati, mantenendo centrale il valore della creazione artistica e della libertà d’autore.

Nastasi ha consegnato a Moretti una targa che riproduce il deposito di Ecce Bombo, il suo secondo film, datato 5 settembre 1977. Un riferimento scelto perché, come ha spiegato lo stesso regista, il deposito del suo primo film “Io sono un autarchico” non esiste. «Era fatto un po’ in famiglia, in Super 8» ha raccontato Moretti, ricordando gli inizi della sua carriera.

Nel corso degli anni oltre alla regia Moretti ha lavorato anche nella produzione e nella distribuzione e dal 1991 gestisce una sala cinematografica. Un impegno che, dice non ha mai vissuto come una missione o un dovere nei confronti del cinema di qualità, ma come un naturale completamento del proprio lavoro di regista. «Non l’ho mai fatto per dovere, ma sempre per piacere» ha spiegato, ribadendo di continuare a dedicarsi a queste attività con entusiasmo.

Moretti ha poi riflettuto sul rapporto tra il proprio cinema e il racconto di una generazione. Nel corso della sua carriera ha creato personaggi inizialmente ispirati anche alla propria esperienza riuscendo attraverso storie personali a raccontare una realtà più ampia. Un’interpretazione che inizialmente aveva accolto con insofferenza, considerandola una lettura troppo sociologica e generazionale del suo lavoro. Con il tempo però il regista ha cambiato idea: «Se davvero con le mie storie, con i miei personaggi, sono riuscito a raccontare una generazione, beh, lo ritengo una fortuna e un onore».

Un riconoscimento che celebra così cinquant’anni di cinema e un percorso artistico diventato parte della storia culturale italiana, tra ricerca personale, impegno e libertà creativa.

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