Sono sedici i film internazionali che sfidano i cinque italiani in concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2026. Francesco Gallo, in un servizio per Ansa, parla della competizione soffermandosi sulla la necessità di raccontare il presente e le sue fratture e osservando un mondo segnato da conflitti, paure, trasformazioni e ferite ancora aperte.
Alla mostra internazionale d’Arte Cinematografica vengono messe in relazione cinematografie e sensibilità molto diverse, da Werner Herzog a Lee Chang-dong, da Hirokazu Kore-eda a Martin McDonagh, fino a Danny Boyle e Florian Zeller. Sul fronte italiano saranno invece in gara Nanni Moretti, Francesca Bechis, Alessandra Pallaoro, Gabriele Mainetti e Andrea De Angelis.
Ad aprire la Mostra sarà Ink di Danny Boyle, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. Ambientato nel mondo dell’informazione britannica, il film racconta l’acquisizione del Sun da parte di Rupert Murdoch nel 1969 e la trasformazione del quotidiano in un potente fenomeno editoriale, capace di cambiare per sempre il panorama mediatico del Regno Unito.
Il rapporto tra informazione, società e responsabilità torna anche in Primetime di Lance Oppenheim, nel quale Robert Pattinson interpreta il giornalista Chris Hansen durante la preparazione di To Catch a Predator, il controverso programma televisivo basato su operazioni sotto copertura e telecamere nascoste.
Dalla cronaca e dal potere dei media si passa alle relazioni umane con Possible Love di Lee Chang-dong. Ispirato a uno dei capitoli del Decalogo di Kieślowski, il film segue due coppie sposate le cui vite vengono progressivamente intrecciate dall’idea di realizzare un documentario su di loro. Il film, prodotto da Netflix Corea, è stato scelto come candidato sudcoreano agli Oscar 2027.
Anche il passato irrompe con forza in diversi titoli della competizione. Woman Unknown della regista danese di origine egiziana May el-Toukhy racconta la storia di Marie, una giovane governante che sta per sposare il ricco vedovo per cui lavora. La donna nasconde però una relazione avuta durante la Seconda guerra mondiale con un soldato tedesco, un segreto destinato a riaffiorare.
La memoria della guerra è invece al centro di Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto, con Geoffrey Rush, che segue un veterano del Vietnam impegnato a ricostruire il proprio rapporto con la realtà attraverso l’educazione dei giovani alla pace. Il tema della guerra torna, in un’altra prospettiva, anche in Wild Horse Nine di Martin McDonagh, ambientato nel 1973, alla vigilia del colpo di Stato in Cile. John Malkovich e Sam Rockwell interpretano due agenti della CIA coinvolti in una missione sull’Isola di Pasqua, dove incontrano due giovani sostenitrici del governo di Salvador Allende.
La storia e la politica si intrecciano anche in Dau di Ilya Khrzhanovsky, biografia del grande fisico sovietico Lev Landau, coinvolto suo malgrado nel programma atomico dell’Unione Sovietica. A interpretarlo è il direttore d’orchestra greco Teodor Currentzis.
Più intimo è Un Peu Avant Minuit di Nicolas Pariser. Il protagonista, Léo, scopre della morte del padre biologico che non ha mai conosciuto e, prima di partire per l’Italia per occuparsi dell’eredità, torna a Parigi per fare i conti con la propria esistenza, tra il rapporto con la figlia e il riemergere dei fantasmi del passato. Nel cast Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Golshifteh Farahani e Anaïs Demoustier.
Tra i film più personali della selezione c’è anche A Bit of Light di Ali Asgar, storia di un medico iraniano che, dopo l’arresto e la chiusura del proprio studio, precipita in una profonda crisi esistenziale. Convinto di voler morire, decide di trascorrere un’ultima giornata con la madre e i fratelli.
E’ da menzionare anche 15/18 – A Place to Heal di Cédric Kahn, incentrato su un medico che si prende cura di adolescenti alle prese con problemi psicologici. Lo stesso Kahn interpreta il protagonista, affiancato da un gruppo di giovani esordienti.
Il mondo del lavoro e le sue contraddizioni sono invece al centro di Un Bon Petit Soldat di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon. Carla ha costruito la propria carriera sacrificando la vita privata e, una volta nominata responsabile delle Risorse Umane di una grande compagnia assicurativa, si trova a dover conciliare la tutela dei lavoratori con le esigenze economiche dell’azienda.
In Bunker di Florian Zeller, Javier Bardem e Penélope Cruz interpretano una coppia di professionisti di successo la cui relazione entra in crisi quando lui riceve l’incarico di progettare un rifugio antiatomico per un multimiliardario.
Con Buckingham Fastard, Werner Herzog parte invece da una storia vera per raccontare le vicende delle gemelle Freda e Greta Chaplin, diventate celebri dopo aver ottenuto un ordine restrittivo nei confronti di un uomo con cui entrambe avevano avuto una relazione. Nel cast Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom e Domhnall Gleeson.
Il cinema torna poi a interrogarsi sulla crescita e sulla creatività con Look Back di Hirokazu Kore-eda, adattamento del celebre manga di Tatsuki Fujimoto. Protagoniste sono due adolescenti che condividono la passione per il disegno e che, partendo dal giornalino scolastico, intraprendono un percorso nel mondo dei manga.
Infine, Company di Casey Affleck racconta attraverso un misterioso viaggiatore una storia che attraversa diverse generazioni e mette in relazione tre persone ferite, chiamate a scegliere tra vendetta e perdono. Un film che guarda al lutto e alla possibilità di ritrovare una connessione umana anche dopo la perdita.
A chiudere la selezione è Naza, ultimo titolo entrato in concorso, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor prodotto da The Guardian. Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film affronta la guerra a Gaza e le conseguenze delle operazioni militari israeliane sulla popolazione civile palestinese.
Nel complesso, la competizione internazionale di Venezia 2026 restituisce così un insieme di storie molto diverse: dal potere dei media alla memoria dei conflitti, dalle crisi personali alle relazioni familiari e sentimentali, i sedici film scelgono prospettive differenti per confrontarsi con un presente sempre più difficile da decifrare.
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