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Il campionato riparte con più pubblico, più gioco e qualche sorpresa

La media complessiva del turno è stata superiore ai 31 mila spettatori che raccontano un rapporto con il campionato ancora robusto, nonostante la Serie A sia carente di stelle internazionali. Il dato più positivo è quello che conta ben 13 calciatori italiani nati dal 2006 in poi già scesi in campo, quasi tutti dal primo minuto.

Il campionato riparte con più pubblico, più gioco e qualche sorpresa
Alphadjo Cissé (Immagine Dazn News Italia)
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Marcello Cecconi Modifica articolo

26 Agosto 2026 - 20.06 Culture


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La Serie A è tornata e la prima giornata ha già consegnato la fotografia di un campionato italiano che piace ancora perché gli stadi rispondono presente e il pallone, almeno per ora, resta in campo più a lungo. Ma soprattutto affiora una generazione di giovani italiani che può diventare una notizia importante anche per la Nazionale del “pentito” Roberto Mancini.

Partiamo dagli spalti. La voglia di calcio, dopo un’estate amara per l’assenza ai Mondiali, ha confermato che il pubblico italiano ha voglia di calcio. San Siro ha accolto l’Inter con il tutto esaurito, oltre 75 mila spettatori e l’Olimpico ha superato quota 67 mila per il debutto della Roma di Gasperini. La media complessiva del turno è stata superiore ai 31 mila spettatori che raccontano un rapporto con il campionato ancora robusto, nonostante la Serie A non disponga più della quantità di stelle internazionali di qualche decennio fa.

E poi c’è la partita. Le nuove regole contro le perdite di tempo hanno debuttato con l’ambizione di rendere il calcio più fluido. Countdown per alcune riprese di gioco, limite di dieci secondi per uscire dal campo dopo una sostituzione, maggiore attenzione alle interruzioni e un utilizzo più mirato del Var. Il primo bilancio è sorprendentemente concreto in quanto nella giornata inaugurale il tempo effettivo medio è arrivato a 57’53”, quasi quattro minuti in più rispetto alla media dell’intera scorsa stagione e quasi cinque rispetto alla prima giornata 2025/26. Non sarò sicuramente una rivoluzione, ma il segnale è quello giusto. Il calcio non diventa necessariamente più bello perché si gioca di più, però almeno si restituisce al pubblico una quota più alta di quello per cui ha pagato: il gioco.

La notizia forse più incoraggiante, però, arriva dai ragazzi. Il dato generale sugli italiani resta tutt’altro che entusiasmante poiché appena il 30% dei giocatori utilizzati nelle prime otto partite del turno era italiano. Ma all’interno di quella percentuale c’è una sorpresa positiva che conta ben 13 calciatori italiani nati dal 2006 in poi già scesi in campo, quasi tutti dal primo minuto. Il caso simbolo è Alphadjo Cissé, 19 anni, protagonista nel successo del Milan a Torino. Un gol decisivo e una personalità che gli ha permesso di precedere nelle gerarchie alcuni acquisti molto più costosi. È esattamente il tipo di segnale che Mancini può osservare con attenzione per un ragazzo che non è solo una promessa da catalogo, ma un calciatore che si prende subito la Serie A.

UP

Gian Piero Gasperini: Roma travolgente, quattro gol alla Fiorentina e un debutto che restituisce immediatamente l’idea di una squadra con ambizioni importanti. Il suo calcio ha già trovato il palcoscenico e l’avvertimento all’Inter è concreto.

Rúben Amorim: il Milan vince e, soprattutto, il suo allenatore manda un messaggio: i nomi del mercato non garantiscono il posto. Se Cissé gioca e segna davanti agli acquisti milionari, significa che il merito torna a essere una valuta. Problemi ci sono ancora, la difesa sotto pressione vacilla, ma c’è tempo.

DOWN

Fabio Grosso. È il caso più cocente. La Fiorentina perde 4-0 all’Olimpico e non riesce praticamente mai a entrare nella partita. Per un allenatore che ha ricevuto una squadra profondamente rinnovata, è una partenza che pesa. Non è una sentenza, ma è già un campanello d’allarme. E la tifoseria viola, si sa, ha poca pazienza.

Domenico Tedesco. Il debutto del Bologna si chiude con la sconfitta interna contro la Lazio. Il nuovo progetto ha bisogno di tempo, ma proprio per questo i primi segnali contano: idee e identità dovranno emergere presto. E, soprattutto, tornare sul mercato.

Una giornata non fa un campionato. Ma questa prima Serie A ha già messo sul tavolo quattro domande interessanti. Quanto può crescere il pubblico, quanto durerà l’effetto delle nuove regole, quanti giovani italiani saranno davvero protagonisti e quali allenatori sapranno trasformare un debutto in una stagione. Il pallone è tornato e li risposte toccano al campionato. In primavera, soprattutto.

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