Si è chiusa la "Milanesiana" dei record

Questa 27° edizione ha coinvolto 18 città e raggiunto per la prima volta inediti luoghi come il carcere di San Vittore e l’Humanitas. E’ stato affrontato il delicato tema del rapporto tra desiderio e legge. Il commento di Elisabetta Sgarbi .

Si è chiusa la "Milanesiana" dei record
Foto di Simona Chioccia
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24 Luglio 2026 - 14.36 Culture


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di Manuela Ballo

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“E’ stato un viaggio entusiasmante, animato dalla felicità di ritrovare amici fedeli e dalla sorpresa di scoprirne di nuovi”: queste le prime parole di Elisabetta Sgarbi, nel momento in cui chiudeva l’edizione di quest’anno della “Milanesiana”.

Quest’edizione, la ventisettesima, ha coinvolto 18 città per un totale di 64 appuntamenti distribuiti in 44 giornate con uno spirito potremmo dire itinerante, avendo toccato 6 diverse regioni. Un successo che racconta una realtà spesso sottovalutata: la cultura continua ad avere un pubblico attento e curioso, tant’è che sono state oltre 100.000 le persone raggiunte.

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Foto di Simona Chioccia

La Milanesiana non è rimasta confinata ai luoghi più in voga, ma è arrivata in posti che non aveva mai battuto e soprattutto; luoghi nei quali la parola e l’ ascolto assumono un valore ancor più rilevante. E ‘ il caso degli appuntamenti al carcere di San Vittore o all’ Istituto clinico Humanitas e a quello dei ciechi di Milano: tutti incontri che hanno riscosso un grande successo, destato curiosità in molti cittadini e alimentato l’attenzione dei media.

Anche il tema di quest’anno ha giocato un ruolo decisivo. Un binomio tanto antico quanto attuale e discusso: il rapporto tra il desiderio e la legge; un tema spinoso e sfuggente. Una scelta che consente, specie di questi tempi, di interrogarsi sul presente, su una società attraversata da tensioni, trasformazioni profonde e continue ridefinizioni dei confini individuali e collettivi. In un’epoca in cui il concetto di libertà viene spesso discusso e ridefinito, il confronto tra aspirazioni individuali e regole collettive diventa di nuovo fondamentale. Questo modo di approcciare temi così complessi per Elisabetta Sgarbi non è altro che “il desiderio di vivere molte vite che non sono la nostra, nelle storie dei grandi scrittori (tra cui il premio Nobel Abduralzak Gurnah, il booker prize David Szalay, i premi Strega Sandro Veronesi, Paolo Giordano, Edoardo Nesi), dei registi internazionali (Park Chan Wook, Abel Ferrara, Jean-Jacques Annaud, Regis Wargnier, Maurizio Nichetti), degli artisti del fumetto (Milo Manara, Art Spiegelman), nelle anteprime teatrali (Anna Valle in Essere Armani) e poi in mostre, concerti, dialoghi. Nel celebrare gli anniversari, iniziando con gli 80 anni di Nicola Piovani fino ai 100 anni dal premio Nobel a Grazia Deledda con le letture di Laura Morante”.

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Da segnalare il Premio SIAE assegnato a Ermal Meta. Insomma: musica , cinema , scienza , arte, teatro , filosofia, diritto e fumetto sono state le categorie protagoniste di una edizione che difficilmente potrà essere dimenticata. E anche se la Milanesiana è finita, in realtà continua sotto diversa forma: rimangono infatti in piedi numerose mostre che restano visitabili nel corso dell’estate e in alcuni casi sino alla fine dell’anno. Mostre che sono arricchite dai cataloghi della Fondazione Elisabetta Sgarbi e dai progetti di allestimento di Luca Volpatti.

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Fino al 13 settembre a Venaria Reale si potrà visitare la mostra “Milo Manara. Il nome della rosa”, un omaggio a uno dei più grandi maestri del fumetto italiano. La mostra è in ricordo di Umberto Eco a 10 anni dalla scomparsa. Sempre fino al 13 settembre è visitabile, presso la Galleria Ceribelli di Bergamo, la mostra “Wainer Vaccari. Capricci di rose”. Altre mostre chiuderanno il 30 agosto e tra queste vanno segnalate quella del MVSA di Sondrio dedicata a Sara Colaone, la pittrice statunitense scomparsa a 40 anni e quella al Museo Civico di Bormio dal titolo “Marcello Carrà. La sindrome del pallone e altri desideri”, evento dedicato all’artista ferrarese noto per i suoi grandi disegni fatti solo con penna Bic.

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