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Intelligenza artificiale: l’età dell’oro che alimenta timori per il lavoro

Secondo il Politecnico di Milano e l’International Energy Agency, la diffusione dell’IA sta trasformando il mercato del lavoro, con una domanda crescente di competenze specialistiche ma anche con forti interrogativi sulla sostenibilità

Intelligenza artificiale: l’età dell’oro che alimenta timori per il lavoro
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15 Giugno 2026 - 22.39 Culture


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L’intelligenza artificiale permette di creare nuove professioni, compensare la perdita di occupazione e persino offrire soluzioni per ottimizzare le risorse, ridurre i consumi energetici e gli sprechi. È questa l’affermazione espressa da Furio Truzzi e Patrizia Modesti (rispettivamente presidente e vicepresidente di Consumers’ Forum), i quali annunciano che solleciteranno l’Unione Europea ad accelerare sul fronte dell’algoretica affinché l’IA sia al servizio dei cittadini, come strumento e non per governare. Una visione condivisa anche dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos, secondo cui l’IA porterà una vera e propria “età dell’oro” piuttosto che la scomparsa dei posti di lavoro.

Nel frattempo, sono tante le dichiarazioni di preoccupazione rilasciate ultimamente sul tema. Personalità come la premier Giorgia Meloni, Papa Leone XIV e il governatore di Bankitalia Fabio Panetta pongono interrogativi per tutti i settori, mentre Consumers’ Forum si prepara a incontrare a Bruxelles l’eurodeputato Brando Benifei, relatore dell’AI Act europeo. Il mercato dell’intelligenza artificiale è in netta espansione, specialmente in Italia, dove ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro (un incremento del 50% rispetto al 2024). Di riflesso, il mondo del lavoro richiede figure sempre più qualificate: secondo il Politecnico di Milano, nel 2025 gli annunci di lavoro legati a competenze IA sono cresciuti del 93 %.

La tecnologia sta modificando anche le abitudini della vita quotidiana dei cittadini. Oggi, un terzo degli italiani usa già l’IA per gli acquisti online, muovendo un valore potenziale di circa 22 miliardi di euro all’anno (sul totale e-commerce 2026). Ma secondo le stime di Sopra Steria, entro i prossimi 10 anni in Europa il valore delle transazioni online guidate da assistenti intelligenti toccherà i 310 miliardi di euro.

A fronte di questa crescita, restano però forti le preoccupazioni per il mercato del lavoro. L’allarme lanciato da Consumers’ Forum, basato su dati dell’International Labour Organization, evidenzia che il 25% dell’occupazione globale (con punte del 34% nei Paesi ad alto reddito) è a rischio automazione nei prossimi anni. Negli ultimi tre anni si registrano già 425mila posti di lavoro persi a causa dell’IA, di cui 142mila solo in Europa (dati ailayoffs.live). Le professioni più a rischio rimangono quelle legate ad attività ripetitive e d’ufficio: assistenza amministrativa e impiegati bancari/postali, customer care e call center, cassieri e traduttori.

Infine, l’altro grande prezzo da pagare riguarda la sostenibilità. Attualmente i data center per l’IA generano tra il 2,5% e il 3,7% delle emissioni globali di gas serra. Secondo l’International Energy Agency, il loro consumo di elettricità è destinato a raddoppiare entro il 2030, passando da 415 a 945 terawattora, ovvero il 3% dell’intera elettricità mondiale.

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