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Intelligenza artificiale e arte: nasce Dataland

Dietro il progetto lavora un team composto da 20 professionisti provenienti da dieci Paesi diversi tra cui artisti, architetti, ingegneri e ricercatori. A guidarlo sono Refik Anadol e la cofondatrice e moglie Efsun Erkılıç

Intelligenza artificiale e arte: nasce Dataland
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8 Giugno 2026 - 19.36 Culture


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Il 20 giugno apre Dataland, il primo museo al mondo dedicato all’arte generata dall’intelligenza artificiale, ideato dall’artista digitale contemporaneo Refik Anadol. Situato nel cuore di Downtown a Los Angeles all’interno dei 2.000 metri quadrati di Grand LA, l’ultimo edificio progettato da Frank Gehry di fronte alla Walt Disney Concert Hall, lo spazio rappresenta la realizzazione di un sogno per l’artista turco, già noto per le sue installazioni al MoMA di New York, al Guggenheim di Bilbao e sulla facciata della Casa Batlló di Barcellona.

Il museo debutta con “Machine Dreams: Rainforest”, un’esposizione immersiva dedicata alle foreste pluviali. Alla base c’è un’enorme macchina tecnologica: oltre 500 milioni di immagini e dataset ambientali, informazioni su 2,2 milioni di specie biologiche e 50 milioni di canti di uccelli raccolti durante spedizioni in 16 foreste tropicali, in collaborazione con istituzioni scientifiche internazionali. Tutto viene elaborato dal Large Nature Model, il sistema di intelligenza artificiale sviluppato dallo studio di Anadol, alimentato da oltre 10 milioni di linee di codice.

Dietro il progetto lavora un team composto da 20 professionisti provenienti da dieci Paesi diversi divisi tra artisti, architetti, ingegneri e ricercatori. A guidarlo sono Refik Anadol e la cofondatrice Efsun Erkılıç. “Viviamo tempi delicati ma straordinariamente eccitanti”, osserva l’artista. “Il futuro non nasce dalla contrapposizione tra esseri umani e macchine, ma dalla loro collaborazione.” Secondo Anadol, “I dati non sono soltanto numeri. Il sistema che li immagazzina è l’opera d’arte”, spiega davanti a una gigantesca parete LED ad altissima risoluzione. “Ogni volta che entra una persona il sistema reagisce: nessun momento sarà identico a un altro. Questo è un museo vivente”.

L’interazione con il pubblico è infatti uno degli elementi centrali. All’ingresso ogni visitatore riceve un braccialetto biometrico che rileva battito cardiaco e risposta cutanea, mentre sensori LiDAR monitorano i movimenti nello spazio. Le informazioni raccolte vengono utilizzate in tempo reale per modificare immagini, luci e suoni. Anche l’olfatto viene coinvolto grazie a nove fragranze ispirate alla natura, sviluppate in collaborazione con L’Oréal Luxe.

Il paesaggio sonoro è invece affidato a una rete di 250 altoparlanti nascosti nelle pareti. Il risultato è un ambiente immersivo fatto di alberi, farfalle e piogge amazzoniche che scendono dal soffitto, attraversano pareti alte sei metri e si riversano sul pavimento. Sciami di pixel colorati si dissolvono e si ricompongono senza mai replicarsi. Quindi i suoni della foresta pluviale si mescolano ai profumi del sottobosco, completando l’esperienza immersiva.

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