Il 25 aprile 1926 Arturo Toscanini dirigeva la prima di “Turandot” di Giacomo Puccini in un Teatro alla Scala completamente sold out, come si direbbe oggi; il suo compositore, che nel 1920 aveva iniziato a scrivere l’opera in 3 atti e 5 quadri, era morto a Bruxelles il 29 novembre 1924 lasciandola incompiuta. Durante il ricovero, Puccini si era portato 36 pagine di carta pentagrammata con idee e appunti musicali per il finale, racconta Marco Patricelli nel suo articolo su AGI, il compositore voleva «arrivare ad una scena finale dove l’amore esploda», con la metamorfosi della gelida e vendicativa Turandot in una donna passionale e innamorata.
Quella sera di un secolo fa alla Scala, a circa metà del terzo atto, le cronache narrano che Toscanini si fermò e zittì l’orchestra, depose la bacchetta e rivolgendosi al pubblico, nel silenzio generale, disse «Qui termina la rappresentazione, perché a questo punto il maestro è morto». Toscanini non dirigerà mai più l’opera incompiuta di Puccini.
In realtà la partitura, come concordato dallo stesso Toscanini con Casa Ricordi e Antonio il figlio di Puccini, riportava il terzo atto completo, realizzato sulla base degli appunti originali di Puccini dal compositore napoletano Franco Alfano, direttore del Conservatorio di Torino, incaricato dallo stesso Toscanini, seppure Puccini non avesse incaricato nessuno per quel compito. Alfano aveva elaborato dunque due versioni, in una chiave drammaturgica più convenzionale, ma il diverso passo si avverte, nonostante la scelta di riportare il tema trionfale del “Nessun dorma”, persino con l’aggiunta del verso «Ride e canta nel sole / l’infinita nostra felicità» che non era nel libretto.
Toscanini, pur dopo aver imposto tagli di alleggerimento di 109 battute e dato il via libera alla prima delle due versioni, non l’aveva diretta; lo fece Ettore Panizza due giorni dopo alla seconda messinscena, anche se Alfano aveva disconosciuto il rifacimento operato da Toscanini e aveva sistematicamente rifiutato di partecipare alle prove, oltre ad abbandonare Casa Ricordi, definire in una lettera «disastroso» il rapporto con la Scala per “Turandot” e vietare qualsiasi esecuzione delle sue opere in teatri con la direzione di Toscanini.
La versione eseguita il 27 aprile diventerà comunque quella più diffusa e pure rivalutata nei contenuti, anche se in seguito non mancheranno altri esempi di completamento dell’opera, tra cui quello di Luciano Berio nel 2001, del cinese Hao Weiya nel 2008 e dell’americano Christopher Tin nel 2024.
Patricelli ricorda anche che Benito Mussolini avrebbe dovuto presenziare dal palco reale, ma disertò l’evento per il rifiuto di Toscanini di aprire la rappresentazione con le note di “Giovinezza”, pur ordinando di deporre, ai piedi della statua a Puccini nel ridotto del teatro, tra il primo e il secondo atto, un fascio di garofani rossi con la scritta: «Mussolini a Puccini».
