Leandro Erlich a Colle Val d’Elsa, la sabbia come paesaggio del tempo

Il nuovo progetto dell'artista argentino punta a trasformare lo spazio urbano in molteplici entità fugaci

Leandro Erlich a Colle Val d’Elsa, la sabbia come paesaggio del tempo
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12 Aprile 2026 - 18.38 Culture


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Ci sono interventi che trasformano temporaneamente lo spazio urbano, invitando il pubblico a guardare con occhi diversi alcuni luoghi abituali. Proprio in questa ottica si inserisce “Sotto gli Archi del Tempo“, il nuovo progetto firmato da Leandro Erlich, tra i protagonisti più noti della scena artistica internazionale, che sarà possibile ammirare a Colle di Val d’Elsa, in provincia di Siena (Toscana), da sabato 11 aprile fino al mese di ottobre 2026.

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L’iniziativa, ad ingresso gratuito, ideata e organizzata da Associazione Arte Continua (che da oltre 30 anni promuove progetti di arte pubblica capaci di mettere in relazione artisti internazionali, comunità locali e paesaggio), si sviluppa sotto gli archi medievali del ponte di San Francesco, dove tre installazioni in sabbia dialogano “silenziosamente” con l’architettura e il contesto urbano.

La sabbia è assimilabile ad una materia fragile e mutevole che richiama i complessi temi del tempo, della memoria e del mutamento. Le opere sono pensate come tre scene distinte ma profondamente connesse tra di loro.

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Entrando nei dettagli, nel primo arco compare una grande clessidra adagiata su una duna, da concepire non tanto come uno strumento di misurazione quanto come un’immagine sospesa del tempo, che suggerisce alle menti più le idee di durata e perdita che quella di controllo.

La sabbia che scorre al suo interno entra in relazione con quella che costituisce l’intero intervento, creando una sorta di circuito simbolico tra ciò che passa e ciò che invece resta nonostante il tempo che passa veloce, inesorabile, senza aspettare niente e nessuno.

Nel secondo arco, invece, la materia si organizza in forma di paesaggio urbano: una veduta in scala di Colle di Val d’Elsa emerge come se fosse stata modellata dal vento, con edifici e profili che sembrano affiorare e, allo stesso tempo, dissolversi.

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La città diventa così una presenza fragile, quasi provvisoria, che restituisce visivamente l’idea della trasformazione continua degli insediamenti umani. Nel terzo arco, infine, il lavoro si apre a una dimensione più ampia: dalla superficie sabbiosa emergono miniature di architetture iconiche provenienti da epoche e geografie diverse, dalla tradizione occidentale a quella orientale.

Queste forme, riunite in un unico paesaggio impossibile, costruiscono una sorta di atlante universale che mette in relazione culture lontane, ma al tempo stesso ne evidenzia la comune vulnerabilità. L’insieme restituisce l’immagine di un patrimonio condiviso, esposto al rischio della scomparsa e affidato alla memoria collettiva.

A margine di questa rilevante esposizione nella località senese Leandro Erlich, protagonista del progetto, ha affermato: “C’è qualcosa nella sabbia che ha sempre attirato la mia attenzione: fin dall’infanzia, sono stato affascinato dalla sua scala incommensurabile, dall’impossibilità di immaginare o contare i granelli su una spiaggia”.

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E ha concluso l’artista sudamericano: “In quell’esperienza c’era già un’intuizione dell’infinito, ma anche un confronto con il tempo: la sabbia come risultato di milioni di anni di erosione, e come superficie fragile sulla quale si dispiega la nostra esistenza finita”.

Invece, Mario Cristiani, presidente dell’Associazione Arte Continua, ha dichiarato: “L’Associazione fin dalla nascita cerca di portare agli occhi la libertà d’espressione e la libertà di godere di opere d’arte nate specificamente per il luogo in cui si trovano, senza chiedere il permesso e senza dover pagare un biglietto”.

Insomma, i lavori di Leandro Erlich testimoniano ancora una volta di più che l’arte non ha confini, con l’augurio che più persone possibili si rechino a visitare questa sua mostra, nella quale la sabbia recita il ruolo di protagonista assoluta.

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