Sanremo oltre il palco: il Festival conquista web, podcast e creator

Non solo musica e prime serate: il Festival di Sanremo coinvolge proprio tutti. La settimana dell’Ariston si trasforma in un laboratorio di contenuti che riflette nuove modalità di fruizione e il bisogno collettivo di una pausa dal resto del mondo.

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27 Febbraio 2026 - 19.33 Culture


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di Vittoria Calabrese

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Da qualche anno a questa parte, il Festival di Sanremo non è più solo un evento televisivo: è rito collettivo che scandisce il calendario mediatico in qualcosa di irrimediabilmente sanremocentrico.

È quasi impossibile sfuggire alla quantità di contenuti sul Festival che circolano in questo periodo. Se lo amate, invece, di sicuro avrete augurato a qualcuno una “buona settimana santa”. Così viene chiamato l’evento televisivo che ormai da qualche anno vive in larga parte, se non soprattutto, anche dei contenuti che vengono pubblicati sui social.

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Tutto si ferma, o meglio, tutto si concentra su una sola città, Sanremo, che diventa capitale della musica, della moda, della critica e della polemica sterile che per una settimana e più ci distrae da tutto. Sanremo è Sanremo.

È un evento con una portata talmente grande che è difficile per i content creator e per tante realtà anche distanti dal mondo della musica esimersi dal parlarne e non adattare i loro palinsesti a questo cambiamento temporaneo degli argomenti di dibattito pubblico. La città dei fiori diventa un enorme set diffuso dove la musica è una delle narrazioni.

Il vero show si muove tra microfoni accesi lontano dal palco, stanze d’hotel trasformate in studi radiofonici, dirette social che macinano milioni di visualizzazioni. Podcast, rubriche e personaggi molto spesso si trasferiscono direttamente a Sanremo per seguire il Festival e creare contenuti che non sempre sono direttamente correlati alla musica.

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Un gruppo tra i più longevi ad interagire con il Festival è quello dei The Jackal che già dieci anni fa coinvolgevano i cantanti in gara con gag senza contesto sul palco dell’Ariston. Da quel momento la loro presenza a Sanremo si è sempre più consolidata portandoli a commentare le serate in diretta dalla città dei fiori – insieme a ospiti come Beppe Vessicchio – e addirittura a far salire uno dei volti più iconici del gruppo, Fru, sul palco a sorpresa insieme ai The Kolors dando una svolta all’esibizione del gruppo diventata memorabile. A conferma di quanto il confine tra web e tv sia ormai liquido, un’altra componente del gruppo, Aurora Leone, è attualmente nel cast fisso del DopoFestival.

Restando in area partenopea, anche Casa Surace ha piantato la sua bandierina a Sanremo con Pasta, Patate e Podcast: interviste ai cantanti davanti a un piatto simbolo della tradizione campana. Non solo commento e meme, ma uno spazio identitario che celebra il Sud anche nel cuore della Riviera.

Anche le radio, per ovvi motivi, sono particolarmente coinvolte in questo evento, una tra tutte Radio Italia che anima la settimana con il format Accordo Disaccordo condotto dalla content creator Cecilia Cantarano che gioca con i cantanti in gara proponendogli diversi tipi di situazione. La radio è presente anche con uno spazio tutto suo dove intervista in diretta i cantanti per il format Fuori Sanremo.

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L’evoluzione delle nuove piattaforme e dei nuovi mezzi di creazione di contenuti ha fatto sì che anche i podcast più noti agli appassionati si trasferissero nella città ligure durante questa settimana.

Il noto podcast Tintoria, insieme alla rivista RollingStone propone la sua Tintoria Sanremo edition. Un format prodotto direttamente da Sanremo in cui, in modo sempre informale e tipico del progetto di Daniele Tinti e Stefano Rapone, vengono intervistati i cantanti in gara con domande che trattano non solo di musica ma anche di eventi divertenti che li coinvolgono, stralci di vita privata e sensazioni date da festival.

Vale lo stesso per il podcast De Core di Alessandro Pieravanti e Danilo Contaldo, che sta realizzando delle puntate speciali, anche in questo caso direttamente da Sanremo, dove intervistano i cantanti in gara.

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Possiamo dire che il lato positivo di questi format è quello di aver alleggerito il peso delle domande più formali e impostate fatte dai giornalisti e di aver creato una situazione di comfort dove anche chi partecipa al festival può decomprimere la tensione godendosi una chiacchierata quasi da pub per l’atmosfera rilassata e conviviale.

Anche la pagina dedicata a informazione e attualità Factanza ha riservato uno spazio particolare al podcast Ogni maledetto Sanremo” di Matteo Cellerino e Giulia Mir, dove, anche in questo caso, vengono intervistati i cantanti in gara ma non solo. Il focus è infatti su come il Festival abbia riflesso e rifletta ancora lo status del nostro paese e sia testimone dei cambiamenti culturali che abbiamo vissuto con il passare degli anni e delle generazioni canzone dopo canzone.

L’interesse verso Sanremo però non riguarda solo gli “addetti ai lavori” che in qualche modo sono legati al mondo dello spettacolo, ma coinvolge anche mondi che con la musica e lo spettacolo hanno meno a che fare come ad esempio My Secret Case, uno dei principali siti di e-commerce in Italia per la vendita di sex toys che sui social fa anche attività di divulgazione ed educazione affettiva e sessuale. Le pagine social di My Secret Case stanno pubblicando delle interviste che coinvolgono i cantanti in gara e dove pongono domande sia profonde che legate alla sfera emotiva e sessuale.

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E poi c’è chi, pur non essendo sull’Ariston, riesce a far sentire la propria presenza. Rosario Fiorello, insieme a Fabrizio Biggio, ha trasformato il programma radiofonico La Pennicanza in La Sanremanza, spostando virtualmente con microfoni e ironia in Riviera. Tra imitazioni, telefonate improvvise e battute sagaci, offre quella leggerezza che molti sentono mancare sul palco principale.

Il punto è che le modalità di fruizione sono cambiate radicalmente. Il Festival non è più solo quello che accade in diretta su Rai 1: è una gigantesca piazza digitale dove ognuno costruisce il proprio Sanremo personale. C’è chi guarda le esibizioni, chi solo gli highlights, chi esclusivamente i commenti, chi i meme. E forse, oggi, il racconto fuori dal palco conta più del racconto ufficiale dentro il teatro.

Il festival pervade le conversazioni in quella gigantesca piazza che è il web. Sanremo è una bolla che ognuno di noi – forse qualcuno più di altri – abita mentre tutto il resto accade. Ci serve forse una distrazione da tutto il resto? Potrebbe essere persino positivo avere una settima all’anno in cui il principale problema con cui ci interfacciamo sono le notti in bianco di Elettra Lamborghini?

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E così, tra necessaria pausa e senso di colpa per tutto il resto che accade introno mentre noi crediamo di salvare il mondo facendo cantare alla Pausini una canzone per la pace, ci godiamo questi cinque giorni di frivolezza prima di atterrare nuovamente sulla terra sperando che l’impatto non faccia troppi danni.

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