di Francesco Frati
Il 26 gennaio 1924, Chamonix, il pattinatore statunitense Charles Jewtraw conquistò la prima medaglia d’oro nella storia dei Giochi Olimpici Invernali. Fu l’inizio di una tradizione che avrebbe unito popoli diversi sotto il segno dello sport e della competizione.
Trentadue anni dopo, il 26 gennaio 1956, l’Italia entrava ufficialmente nella storia olimpica con l’apertura dei VII Giochi Olimpici Invernali a Cortina d’Ampezzo, un evento che rappresentò non solo una vetrina sportiva, ma anche un simbolo di rinascita per il Paese dopo la fine della seconda Guerra Mondiale che aveva portato carestie, devastazioni ed epidemie.
Oggi, a distanza di un secolo da Chamonix e quasi settant’anni da Cortina, il mondo si prepara a vivere una nuova edizione dei Giochi Olimpici Invernali, che vedrà ancora una volta l’Italia protagonista. L’evento coinvolgerà più città e territori alpini, trasformandosi in una grande manifestazione diffusa capace di unire sport, turismo e innovazione.
Le Olimpiadi che stanno per iniziare non sono soltanto una competizione sportiva: rappresentano una sfida organizzativa e simbolica. Si punta molto sui temi della sostenibilità ambientale, sul riutilizzo delle strutture esistenti e sulla valorizzazione delle montagne come patrimonio naturale da proteggere. Mai come oggi, infatti, i Giochi devono confrontarsi con il problema del cambiamento climatico, che mette a rischio la presenza di neve e modifica il modo stesso di concepire gli sport invernali.
Accanto all’entusiasmo crescono però anche le polemiche, in particolare sulla scelta dei tedofori, figure simboliche chiamate a portare la fiamma olimpica. Alcune designazioni hanno suscitato discussioni per il coinvolgimento di personaggi ritenuti troppo legati alla politica o lontani dallo spirito sportivo originario. Ultime in ordine cronologico sono state le polemiche legate alle dichiarazioni di Massimo Boldi, costate la rimozione dell’attore dai prescelti per il nobile privilegio. Molti chiedono che a portare la torcia siano soprattutto atleti, volontari e cittadini comuni, considerati più rappresentativi dei valori olimpici. Vien da sé che quello che dovrebbe essere un segno di pace, inclusione e unità, è diventato, come spesso accade, anche un terreno di confronto pubblico, con i social network ad amplificare ogni decisione, trasformando il percorso della fiamma in un dibattito sul significato stesso delle Olimpiadi nel XXI secolo.
Eppure, guardando alle date del 1924 e del 1956, emerge un filo rosso che unisce passato e presente: le Olimpiadi non sono mai state solo sport, bensì uno specchio della società, dei suoi valori e delle sue contraddizioni.
Le imminenti Olimpiadi invernali si inseriscono quindi in una lunga storia fatta di imprese, simboli potenti e controversie. Sta agli organizzatori e agli spettatori ricordare che, oltre le polemiche, l’obiettivo resta quello immaginato a Chamonix più di cento anni fa: celebrare lo sport come linguaggio universale capace di unire popoli e culture agli antipodi.
