L’ “eterno fascismo” evocato da Umberto Eco è mai finito? Cosa dicono Carofiglio e Cotroneo | Giornale dello Spettacolo
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L’ “eterno fascismo” evocato da Umberto Eco è mai finito? Cosa dicono Carofiglio e Cotroneo

I due autori parlano con globalist.it in occasione di una mostra e convegno sul semiologo e scrittore alla società Dante Alighieri di Roma

L’ “eterno fascismo” evocato da Umberto Eco è mai finito? Cosa dicono Carofiglio e Cotroneo
Umberto Eco dalla mostra a Palazzo Firenze a Roma “Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione”. Foto © Leonardo Cendamo
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Stefano Miliani Modifica articolo

7 Luglio 2026 - 00.22


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Nella politica italiana irrompe una nuova forza di estrema destra che, stando al ritmo con cui cresce nei sondaggi, scalzerà Forza Italia, Lega, richiama astenuti, intercetta odio, disprezzo, razzismi e rancori in circolazione. Con il voto del 2027 potremmo trovarla al governo e chissà se in posizione subalterna o dominante rispetto a Fratelli d’Italia. Umberto Eco evocò più volte l’ “eterno fascismo”. Siamo in quello scenario? Ne discutono con globalist.it, poco più sotto, Gianrico Carofiglio e Roberto Cotroneo.

Il 19 febbraio 2016 se ne andava l’intellettuale, scrittore e studioso per il quale è consono impiegare l’aggettivo “geniale”. Semiologo, scrittore, bibliofilo, autore di saggi come “Opera aperta” del 1962, di romanzi come “Il nome della rosa”, di rubriche giornalistiche come le “Bustine di Minerva” su l’Espresso, studioso di filosofia e di fumetti, co-fondatore della casa editrice Nave di Teseo, nato da Alessandria il 5 gennaio 1932, a dieci anni di distanza non perde un grammo di rilevanza.

Umberto Eco in un disegno di Tullio Pericoli del 1999 dalla mostra a Palazzo Firenze a Roma “Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione”. © Tullio Pericoli

Anzi tutto a Bologna l’università “Alma Mater”, dove lo studioso ha insegnato fino al 2008, a Palazzo Poggi ha aperto al pubblico la “Biblioteca Eco” con più di 32mila libri distribuiti su due piani non per discipline ed epoche bensì per temi con rimandi e accostamenti interdisciplinari.
A questa url potete leggere la notizia:
https://www.globalist.it/culture/2026/07/03/una-nuova-sede-per-la-biblioteca-privata-di-eco/

A Roma a Palazzo Firenze, in pieno centro, la Società Dante Alighieri che lì ha sede e la Fondazione Umberto Eco, con la produzione di Arthemisia, hanno organizzato la mostra “Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione. Aperta a ingresso libero fino al 26 luglio, l’esposizione raccoglie opere di Milo Manara, di Tullio Pericoli, Enrico Baj, un plastico della biblioteca-labirinto del Museo tattile Omero di Ancona, video e audio dall’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, da Rai Teche e da Rsi – Radiotelevisione svizzera.
Ha preceduto la mostra un confronto il 23 giugno a Palazzo Firenze cui hanno partecipato tra altri, coordinati dal giornalista del Corriere della Sera Paolo Conti, Carofiglio e Cotroneo.

Gianrico Carofiglio a Palazzo Firenze a Roma in occasione del convegno e mostra “Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione”. Foto © Stefano Miliani

Torniamo all’interrogativo di prima: Eco paventava il ritorno di un fascismo eterno? “Non so se lo paventasse. Lui parlava di fascismo eterno come di un connotato di un certo pensiero non semplificatorio, banalizzatore, che nega la complessità”, risponde a globalist.it Carofiglio nel cortile mentre lascia Palazzo Firenze. “Ma trovo che nel pensiero di Umberto Eco ci siano cose molto più interessanti e in chiave di metodo, come la sua straordinaria capacità di moltiplicare i punti di vista per far vedere qualcosa da prospettive inattese”.

Roberto Cotroneo a Palazzo Firenze a Roma in occasione del convegno e mostra “Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione”. Foto © Stefano Miliani

Con una forza politica che si richiama in modo esplicito nei gesti, nei simboli, nelle suggestioni al fascismo, questo fascismo eterno esiste e mette in pericolo la democrazia? “Il fascismo eterno come lo definisce Eco nasce prima del fascismo e continua dopo il fascismo in quanto eterno”, commenta al telefono Cotroneo.
Approfondisce il discorso: “In realtà non è eterno perché nasce esattamente un minuto dopo la rivoluzione francese, che trasforma i sudditi in cittadini e taglia la testa a chi ha deciso di avere il sangue blu, ovvero gli aristocratici, ovvero quelli che hanno il cosiddetto sangue reale. Il pensiero reazionario cosa dice? Dice che gli uomini non sono tutti uguali, ‘noi siamo persone superiori, noi veniamo da una storia superiore, noi incarniamo valori’, ma non sono valori, sono antivalori che vengono da un pensiero reazionario di destra. A un certo punto quel signore che era prima socialista, rivoluzionario, fonda i fasci e noi lo chiamiamo tecnicamente fascismo. Dopo il fascismo abbiamo il nazismo, dopo il nazismo abbiamo il franchismo e tutte le forme di fascismo che hanno caratteristiche uguali e vengono da lì, dal dire ‘noi non siamo uguali, voi non siete uguali al punto tale che noi vi diciamo cosa fare e cosa non potete fare’: perché il fascismo come prima regola se ne sbatte altamente della democrazia e dice che ci sono élite che possono governare, come prima una aristocrazia ti diceva che se non hai pane mangi brioche”.

Il fascismo non finisce con il 1945? “No, non è finito mai”, risponde il critico letterario, scrittore e giornalista nato nel 1961 nella stessa città di Eco, Alessandria. “Non deve essere un’ossessione talvolta eccessiva, non dobbiamo parlare di antifascismo ogni due minuti, ma dobbiamo avere piena coscienza che ci sono delle correnti oscure nella storia e che durano da due secoli. Nel ‘900 questa forma anche di dittatura ha portato a stermini, guerre e valori di discriminazione deliberata. Nel momento in cui tu hai una visione del mondo classista, escludente, che si basa sulla forza militare, sulla forza fisica, sul cercare la bella morte, seguono lo sterminio, l’antisemitismo, fattori tipici di un pensiero reazionario quale è il pensiero fascista: c’è e lo vediamo anche oggi. Quando non te ne accorgi è solo perché corre sotto, è un fiume carsico”.

Umberto Eco dalla mostra a Palazzo Firenze a Roma “Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione”. Foto (particolare) © Marcello Mencarini

Sul pensiero e sul metodo dello studioso Cotroneo tiene a sgombrare il campo da un malinteso: “Eco ha sdoganato la possibilità di parlare di tutto come se tutto fosse importante, il fumetto, il programma televisivo, il libro di letteratura popolare, eccetera. Ma non perché tutto è semplice tutto deve essere semplice: parli di tutto perché il mondo è pieno di segnali e dati culturali da analizzare in una maniera serissima, anche non se vengono da un tessuto accademico, di alta letteratura o di alta filosofia”. Allora cosa ci ha insegnato? “Non che l’alto e il basso sono uguali, né che non ci sia l’alto e il basso – chiarisce il critico letterario e scrittore – La sera possiamo vedere un film banale perché siamo stanchi e ci diverte. Ma poi non teorizziamo che quel film sia un importante. Ecco, secondo me molti si sono approfittati di un suo metodo per sdoganare la banalità e questo non va bene”.

In qualche modo critica il banalizzare l’Eco-pensiero anche Carofiglio. Nella breve conversazione con la nostra testata lo scrittore ed ex magistrato ed ex politico nato a Bari nel 1961 osserva: “Lui occupava di complessità, ha offerto strumenti per osservarla, ma se la si guarda da un solo punto di vista cessa di essere complessità e diventa banalizzazione della prospettiva”.

A questo indirizzo web trovate la mostra e il convegno su Eco della Società Dante Alighieri
https://www.dante.global/it/area-stampa/comunicati-stampa/umberto-eco-e-il-nome-delle-cose-23giugno26

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