“Annientare la Palestina vuol dire annientare il nostro futuro altrimenti sarà un futuro di odio e violenza e noi non vogliamo cadere nella trappola dell’odio e della violenza”. Scandendo queste parole nette e precise nella notte nel parco delle Cascine di Firenze, in un abbraccio collettivo lungo quanto l’intero palcoscenico, Piero Pelù saluta il pubblico, gli artisti e i lavoratori di “Sos Palestina 2”: dopo la prima edizione del settembre 2025 la tragedia di Gaza e della Cisgiordania firmata dal governo Netanyahu e dai coloni israeliani prosegue nonostante la tregua, tanto che nella sola Striscia le cronache registrano un migliaio di palestinesi uccisi. Di conseguenza il rocker ha avuto ragioni in abbondanza per promuovere questa seconda edizione del concerto.
Escluse le spese, come è giusto che sia, il ricavato viene devoluto interamente a Medici senza frontiere.

Il concerto ha registrato il tutto esaurito e, dall’avvio con Peppe Voltarelli alle ultime note dei Fast Animals & Slow Kids, l’ottima la tenuta di questo rock italiano senza autotune: esibizioni rapide di tre-quattro canzoni cadauno, efficaci, convinte, mini-live vissuti appieno da ogni artista.
Assenti gli Afterhours perché Manuel Agnelli si è infortunato. Una unica pecca: la mancanza di una cantante-musicista nella line up del concerto. Brunori Sas da solo con chitarra ha affrontato il suo breve numero senza scomporsi a dispetto di una selva di fuochi artificiali in sottofondo. I ritrovati Litfiba hanno suonato tre brani dall’album ora ripubblicato “17 Re” come assaggio del prossimo tour: confermano quanto siano affiatati, in ottima forma e come quel disco, 40 anni più tardi, resti di alto lirismo e grande forza. Rodata e puntuale la conduzione della serata di Giustina Terenzi e Chiara Brilli di Controradio.
Dietro le quinte, qualche musicista ha risposto a globalist.it. Una domanda è sul perché ritiene necessario partecipare a un evento sulla Palestina; un’altra è sul perché si schiera, con una palese allusione a Francesco De Gregori che ha criticato Bruce Springsteen sostenendo che un musicista parla attraverso la musica e non serve sbandierare la propria posizione politica.
Di seguito i commenti (in ordine alfabetico) di Brunori Sas, Giancane, Peppe Voltarelli, Willie Peyote.

Brunori Sas
“Più che come musicista, mi schiero come essere umano. In momenti storici in cui ci sono situazioni molto radicali, di emergenza, umana ed etica, come quella della Palestina, credo sia molto importante metterci la faccia, la carne, presentarsi fisicamente, essere testimone, oltre che con quello che si canta. La musica ha una forza potente, però a volte senti che non basta cantare.
Neanche io sono un amante dei comizi e dei proclami, anch’io posso sentirmi retorico e a volte ridicolo nell’assumere una determinata posizione, il rischio c’è, però, parafrasando una celebre poesia (‘Possibilità’ di Wislawa Szymborska, ndr), preferisco il ridicolo di prendere posizione al ridicolo di non prenderne affatto”.

Giancane
“Sono qui perché, da quando stavo a scuola, ho una coscienza umana più che politica. I musicisti sono uomini quindi come ogni uomo, nel senso di essere umano, ci ho sempre messo la faccia e continuerò a farlo e se a qualcuno non piace, c… loro. Perché per la Palestina? Perché è quello che successe 80 anni fa con altri popoli, quelli che forse ora lo stanno facendo, e da studente mi sono sempre chiesto come è possibile che il fascismo abbia preso piede. Come sta succedendo in questi giorni anche qua a Firenze (allude alla manifestazione di Futuro nazionale, ndr). Quindi non voglio essere complice, almeno nella mia coscienza, e sono contento che altri musicisti sentano lo stesso. Quando mi chiedono di dare una mano e posso ci sto sempre”.

Peppe Voltarelli
“Innanzitutto è necessario essere qui per la Palestina, per ribadire una battaglia umanitaria, prima di tutto, e politica. L’atmosfera è molto bella, nel pieno di tante cose incredibilmente tristi e violente c’è un pezzo di popolo che ha voglia di scendere in piazza e di sposare certi discorsi. Il pubblico che segue il rock in Italia e comunque chi segue la musica ha una sensibilità sempre molto spiccata e quindi è importante che si colga la sensibilità di chi fa musica e si continui ad alimentare questo sogno, il desiderio di vedere dei cambiamenti, dei miglioramenti, delle idee che camminano. Non solo slogan ma qui avvengono cose concrete come sostenere la grande battaglia di Medici senza frontiere.
Che i musicisti si schierino o no è una scelta di coscienza. Se un musicista a 70 anni sente di dire certe cose, evidentemente ha maturato l’idea di poterle dire. Trovo invece importante che ci si scandalizzi ancora, che ci si arrabbi, per la Palestina per esempio”.

Willie Peyote
“Credo che talvolta sia un dovere da cittadini schierarsi e noi siamo cittadini, oltre a essere musicisti. Ed è bello sentire che la musica è ancora utile, perché fa parte della sfera dell’inutile. Essere qua mi restituisce un senso di utilità e quindi ci sono con grande piacere, è un onore. Nel caso in cui uno spettatore non sia d’accordo, vedere un musicista che stimi sostenere una causa magari lo porta a fare un pensiero in più, a sviluppare un pensiero critico, a mettere in discussione le certezze, il che secondo me è sempre positivo.
Quanto sta succedendo ai palestinesi a Gaza, in Cisgiordania, mi fa sentire che non facciamo abbastanza, mi fa sentire inutile, e torniamo al discorso dell’utilità. Potremmo fare di più e questo concerto è qualcosa, anche solo per spingere il Paese a rispondere in maniera diversa da come fa. Però negli ultimi mesi, nell’ultimo anno, in molte situazioni la gente ha partecipato, ha dimostrato, ha manifestato, quindi credo che abbia voglia di dire da quale parte sta”.

All’asta per Msf il dipinto di Laika
Sul palcoscenico la street artist Laika ha completato un dipinto, “Portraits of Resistance #1”, che resta all’asta online per due settimane. L’intera somma sarà devoluta a Medici senza frontiere.
Alle canzoni, intense, si sono intervallati discorsi e riflessioni: tra gli altri, l’operatore sanitario di Medici senza frontiere Roberto Scaini, Maria Elena Delia, Antonella Bundu e Dario Salvetti (ex Gkn) per la Sumud Flotilla, Moni Ovadia, l’attore Saverio Tommasi, Enzo Iachetti in un divertente numero satirico in abito da prete.

L’intervista ad Antonella Bundu: “Il genocidio di Gaza non si è fermato con la tregua. Per questo Sos Palestina 2 serve”
https://giornaledellospettacolo.globalist.ch/musica/2026/06/19/bundu-il-genocidio-di-gaza-non-si-e-fermato-con-la-tregua-per-questo-sos-palestina-2-serve/
Qui l’indirizzo per l’asta del dipinto di Laika
https://www.charitystars.com/product/portraits-of-resistance-1-laika-x-sos-palestina-2-it?fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMjU2MjgxMDQwNTU4AAGneXZFLBsupHH63Pxeqy29sJ0oc8Ry32N60kyLvTcEJhNHAcDr5awL67rS8gQ_aem_vau1yhSCn37RcLMPvw7ypw