Riparare invece di buttare: il valore di una scelta contro lo spreco

Ieri, in occasione dell'International Repair Day, giunto alla decima edizione, sono tornati al centro dell'attenzione i temi della durata, della manutenzione e del riuso dei prodotti, che giorno dopo giorno stanno diventando i "perni" della la vita di ogni cittadino.

Riparare invece di buttare: il valore di una scelta contro lo spreco
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18 Ottobre 2026 - 20.09 Culture


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Un momento per “riflettere”, meditare nuove idee e garantire una “vita” più lunga a quanti più oggetti possibili. Potremmo descrivere con queste poche, ma assai significative, parole quanto ha rappresentato la giornata di ieri, l’International Repair Day, che quest’anno ha messo al centro anche il valore sociale della condivisione delle competenze.

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Quello che per anni è rimasto ai margini dell’economia dell’elettronica sta assumendo una dimensione molto più ampia (ambientale, industriale, economica e sempre più normativa). Infatti, dietro cacciaviti, ricambi e laboratori c’è ormai una questione globale che riguarda la “durata” di vita dei dispositivi, il costo delle sostituzioni, la disponibilità dei componenti e la quantità crescente di rifiuti elettronici prodotti annualmente in ogni angolo del globo.

Dando un’attenta occhiata ai dati, secondo il Global E-waste Monitor di ITU (International Telecommunication Union) e UNITAR (United Nations Institute for Training and Research), nel 2022 il mondo ha generato ben 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici.

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Soltanto il 22,3% di essi, tuttavia, è stato documentato come correttamente raccolto e riciclato e, senza un cambio di traiettoria, nel 2030 si potrebbe arrivare addirittura a 82 milioni di tonnellate. Tra le cause indicate dal rapporto figurano anche cicli di vita più brevi dei prodotti e possibilità di riparazione ancora limitate.

L’International Repair Day, quasi a farlo apposta, è caduto in un momento particolare per il nostro Continente. Infatti, da qualche mese (venerdì 31 luglio) sono entrate nella fase applicativa le nuove norme europee sul diritto alla riparazione. Secondo la normativa europea, per i prodotti “tecnicamente” riparabili il consumatore può chiedere al produttore un intervento gratuito a un prezzo ragionevole (e in tempi adeguati).

Se, durante il periodo di responsabilità legale, il cliente sceglie l’opzione della riparazione anziché quella “alternativa” della sostituzione, la garanzia viene estesa di almeno dodici mesi. La direttiva punta, inoltre, a rendere più accessibili le informazioni sui servizi di assistenza e i ricambi a prezzi “abbordabili” per una quanta più vasta quantità di persone.

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Infine, nel 2027 dovrebbe diventare operativa una piattaforma europea, per rendere minore la “distanza” tra riparatori e consumatori. La Commissione stima che le nuove regole possano generare 4,8 miliardi di euro di crescita e numerosi investimenti nell’intera Eurozona.

Per spiegare meglio la dimensione del fenomeno possiamo osservare i dati pubblicati da Eurostat il 14 ottobre. Secondo il rapporto, nel 2024 nell’Unione europea sono stati immessi sul mercato 32,4 chilogrammi di apparecchiature elettriche ed elettroniche per abitante, mentre i rifiuti elettronici raccolti si sono fermati a 12,3 chilogrammi pro capite. Inoltre, dal 2015 ad oggi il numero di apparecchiature immesse sul mercato è aumentato del 79%.

Diamo adesso uno sguardo alle iniziative per venire incontro alle esigenze dei consumatori adottate dai maggiori Stati del globo. Tra i Paesi del Vecchio Continente, la Francia ha introdotto uno degli strumenti più riconoscibili.

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Infatti, dal 1 gennaio 2021 su diverse categorie di prodotto è obbligatorio mostrare un indice di riparabilità da zero a dieci, visibile accanto al prezzo al momento dell’acquisto. Nel calcolo entrano elementi come documentazione, possibilità di smontaggio, disponibilità e prezzo dei ricambi.

Per alcune tipologie di oggetti, il sistema ha iniziato inoltre a evolvere verso un più ampio indice di durabilità, che considera non soltanto la possibilità di intervenire sul prodotto, ma anche sull’ affidabilità e le aspettative di vita di quest’ultimo.

Il principio è spostare la decisione ancora più a monte: non chiedersi soltanto se un dispositivo rotto possa essere aggiustato oppure no, ma permettere al consumatore di conoscere già al momento dell’acquisto quanto sarà semplice mantenerlo in funzione.

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Diversa, ma ugualmente innovativa, è la soluzione adottata dal Canada. Nel novembre del 2024, nello Stato nordamericano è diventata legge una modifica al Copyright Act, che consente, nelle condizioni previste dalla normativa, di aggirare una misura tecnologica di protezione quando l’operazione viene effettuata esclusivamente per diagnosticare, mantenere o riparare determinati prodotti.

Questo è un passaggio significativo, perché riconosce che aprire un involucro e sostituire un pezzo può non essere più sufficiente, così come che per rendere realmente riparabile un dispositivo può essere necessario poter interagire anche con il codice che ne governa il funzionamento.

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