Lourdes è stata il luogo di un incontro particolarmente delicato: Papa Leone XIV ha ricevuto nel palazzo vescovile sette persone che hanno raccontato le proprie esperienze di abuso da parte di esponenti del mondo ecclesiale. Quattro uomini e tre donne, con storie differenti ma unite da una stessa ferita.
Il Pontefice ha scelto soprattutto di ascoltare, raccogliendo i racconti delle vittime, il dolore vissuto e anche il peso del silenzio o della mancata risposta da parte di chi avrebbe potuto intervenire e offrire aiuto. Al termine dell’incontro Leone XIV ha ribadito il proprio impegno affinché esperienze simili non si ripetano. Secondo quanto riferito dalla Sala Stampa della Santa Sede, il Papa ha voluto conoscere anche le proposte delle persone incontrate, nella prospettiva di rafforzare le azioni necessarie per prevenire nuovi abusi. Con alcune di loro si è inoltre fermato per un momento di preghiera.
L’incontro assume un significato ancora più forte nel luogo in cui è avvenuto. A Lourdes, infatti, il vescovo ha deciso di coprire i celebri mosaici realizzati da Marko Rupnik, ex gesuita accusato di abusi da diverse religiose e tuttora coinvolto in un procedimento. Una scelta che la Conferenza episcopale francese ha definito necessaria, considerando il forte peso simbolico che quelle opere potevano avere per le vittime. Prima di incontrare le sette persone, Leone XIV si è fermato in silenzio davanti all’immagine del “Bambino che piange”, un momento che ha preceduto il confronto e che ha dato ulteriore rilievo alla giornata.
Il tema degli abusi era già stato affrontato dal Papa nel suo incontro con i vescovi francesi. In quell’occasione aveva parlato di una “piaga dolorosa” e aveva invitato la Chiesa a continuare sulla strada dell’ascolto delle vittime. Lo stesso richiamo è tornato nell’omelia pronunciata davanti a circa 150mila fedeli nel grande prato del santuario mariano. Leone XIV ha sottolineato la necessità per la Chiesa di affrontare un percorso di conversione e di riconoscere le ferite profonde e gli errori commessi al proprio interno. “Riconoscere i nostri errori è indispensabile», ha detto, aggiungendo che la conversione deve cominciare “oggi, non domani”.
Il cardinale Jean-Marc Aveline, presidente della Conferenza episcopale francese, ha sottolineato quanto sia importante affrontare il problema partendo dal punto di vista delle vittime. L’ascolto delle loro esperienze e della loro sofferenza, ha spiegato, ha avviato nella Chiesa francese un percorso lungo e impegnativo di cambiamento che dovrà continuare negli anni con il contributo delle vittime e dell’intera comunità ecclesiale.
A Lourdes, però, il Papa ha affrontato anche altri temi legati alla fragilità e alla dignità della persona. Davanti alla grande folla di fedeli e malati, Leone XIV è tornato a parlare del fine vita, in un Paese che ha già introdotto una propria normativa in materia, e dell’aborto, diventato in Francia un diritto costituzionale. Il Pontefice ha ribadito che nessuna legge può mettere in discussione la dignità della persona. Ha quindi messo in guardia dal rischio di giustificare la soppressione della vita attraverso quella che ha definito una “falsa compassione”, sostenendo che ciò che è previsto dalla legge non coincide necessariamente con ciò che è moralmente accettabile.
Sul fronte istituzionale francese, Emmanuel Macron sarà presente alla messa che Leone XIV celebrerà domani pomeriggio nella cattedrale di Metz, ultima tappa del viaggio del Pontefice in Francia.
