Il nuovo dazio europeo sulle spedizioni di piccolo valore provenienti da Paesi extra Ue sta già modificando i flussi di importazione. In Italia, nei primi due mesi di applicazione della misura, l’import è diminuito di circa il 39% rispetto al bimestre precedente, mentre il gettito fiscale generato dal nuovo tributo ha raggiunto 83 milioni di euro, con una tassazione media di 8,66 euro per spedizione.
A fornire i primi dati è stato Roberto Alesse, direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in un’intervista al Sole 24 Ore. Il confronto riguarda il periodo luglio-agosto, successivo all’entrata in vigore della nuova disciplina il 1° luglio 2026, rispetto a maggio-giugno. Il calo italiano, ha spiegato Alesse, è in linea con quello rilevato in Francia, dove nelle prime settimane le importazioni dalla Cina erano diminuite tra il 30% e il 40%. Nonostante l’introduzione del dazio, il valore medio della merce contenuta nei singoli pacchi non sembra essere cambiato e resta intorno ai 29 euro. Secondo l’Adm, dunque, nei primi due mesi non emergono effetti significativi sul valore degli acquisti. I dati francesi consentono inoltre di osservare l’impatto sulle principali piattaforme asiatiche.
Secondo l’app Joko, che analizza le transazioni bancarie di circa 1,5 milioni di utenti, tra giugno e luglio il volume delle vendite è sceso del 50% per Temu, del 37% per AliExpress e del 15% per Shein. Parallelamente è aumentato lo scontrino medio: del 30% per Temu e del 27% per AliExpress. Quest’ultima piattaforma ha confermato di aver incorporato i dazi nei prezzi finali, criticando però la nuova disciplina. Shein sembra aver registrato un impatto più contenuto, anche grazie alla presenza di un grande magazzino aperto in Polonia nel dicembre 2025, che permette di gestire una parte delle spedizioni secondo un modello assimilabile a quello di un importatore convenzionale.
La nuova normativa incide anche sulla gestione dei resi. Le disposizioni nazionali che applicano il provvedimento europeo non consentono di invalidare la dichiarazione doganale di importazione: le piattaforme non possono quindi ottenere il rimborso dei dazi già pagati. La restituzione resta possibile, ad esempio, in caso di prodotto difettoso, ma diventa più complessa. Non sono ancora disponibili dati sufficienti per valutare l’effetto della modifica sul numero dei resi. Il provvedimento si inserisce nella più ampia riforma del Codice doganale dell’Unione Europea, che attribuisce maggiori responsabilità alle piattaforme di e-commerce e prevede specifici meccanismi sanzionatori per le violazioni sistematiche degli obblighi doganali. L’Agenzia delle Dogane sta inoltre sperimentando sistemi di intelligenza artificiale a supporto dei controlli.
Sul fronte delle violazioni, nel primo semestre 2026 sono stati registrati oltre 4.000 casi di contraffazione e più di 3.000 violazioni delle norme valutarie. Seguono le irregolarità relative alle accise, oltre 2.000, quelle sui tabacchi, circa 2.000, e quelle riguardanti i prodotti alimentari trasportati dai viaggiatori, oltre 1.000 casi.
Prosegue infine l’attività di contrasto al gioco online illegale: nei primi otto mesi dell’anno sono stati inibiti quasi 1.000 siti, contro gli 841 dello stesso periodo del 2025, con un aumento del 17,2%.
