di Luisa Marini
Il 7 settembre 1911 Guillaume Apollinaire, famoso per i suoi sorprendenti e innovativi componimenti poetici, venne accusato nientemeno che del furto della Gioconda, conservata al Louvre fin dal 1797. Gli addetti al museo si accorsero della scomparsa del dipinto di Leonardo il giorno dopo: era il 22 agosto 1911. L’antefatto è che Apollinaire aveva ospitato e impiegato come segretario un avventuriero belga, un certo Géry Pieret. Pieret era kleptomane e, nei mesi del 1907 precedenti al furto della Gioconda, era riuscito a rubare dal Louvre alcune piccole sculture di pietra iberica arcaica. Parte di queste statuette era stata venduta da Pieret al giovane Pablo Picasso, amico di Apollinaire, che le utilizzò come ispirazione per il celebre quadro Les Demoiselles d’Avignon.
Quando la Gioconda sparì, Géry Pieret si recò alla redazione del Paris-Journal e consegnò una delle sculture rubate in passato, vantandosi di quanto fosse facile rubare al Louvre. Spaventati a morte all’idea di essere incriminati come ricettatori o complici, Apollinaire e Picasso pensarono inizialmente di disfarsi delle statuette rimaste in loro possesso gettandole nella Senna, ma il 6 settembre Apollinaire decise invece di consegnarle alla redazione del giornale per farle restituire anonimamente. Il giorno dopo, Apollinaire fu arrestato con l’accusa di ricettazione. Ad aggravare la sua posizione alcune sue precedenti dichiarazioni provocatorie e d’avanguardia sui musei, che secondo lui erano “da bruciare o svuotare”. In carcere a La Santé, Apollinaire fece il nome di Picasso. Il pittore spagnolo, interrogato dal giudice Henri Drioux, riferendosi all’amico Apollinaire arrivò persino a sostenere di non averlo mai visto.
Verificata la totale ingenuità dei due artisti e la mancanza di qualsiasi prova che li legasse alla scomparsa della Monna Lisa, il giudice ordinò la scarcerazione di Apollinaire il 12 settembre e in seguito archiviò tutte le accuse. Il vero autore del furto della Gioconda risultò poi essere Vincenzo Peruggia, un decoratore ed ex dipendente italiano del Louvre. Costui aveva staccato il famoso quadro dal muro il 21 agosto 1911 e lo aveva nascosto per ben due anni sotto il letto del suo appartamento a Parigi. Fu catturato solo nel dicembre 1913 a Firenze, mentre tentava di vendere la Gioconda alla Galleria degli Uffizi, a sua detta con l’intento patriottico di “restituirla all’Italia”.
