Il legame tra il vino Nobile di Montepulciano e l’America di Thomas Jefferson raccontato in un libro | Giornale dello Spettacolo
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Il legame tra il vino Nobile di Montepulciano e l’America di Thomas Jefferson raccontato in un libro

Gli autori, con la loro originale chiave di lettura, raccontano come il vino possa diventare strumento di lettura della società e delle sue trasformazioni

Il legame tra il vino Nobile di Montepulciano e l’America di Thomas Jefferson raccontato in un libro
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20 Giugno 2026 - 19.05 Culture


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“Il gusto della libertà. Thomas Jefferson, il Vino Nobile di Montepulciano e la nascita degli Stati Uniti” di Francesco Clementi e Antonio Gaudioso, a pochi giorni dal 250° anniversario della Dichiarazione di Indipendenza che verrà celebrato il 4 luglio, unisce Toscana e America attraversando oltre due secoli e mezzo di storia.

Il volume, analizzando il ruolo che il famoso vino ha avuto nella costruzione dell’idea moderna di libertà, offre una prospettiva originale sulla nascita della modernità politica occidentale, mostrando come la costruzione della libertà sia anche frutto di pratiche quotidiane, scambi culturali e relazioni internazionali.

Al centro della ricerca di Clementi e Gaudioso, illustrata nella presentazione moderata ieri dal direttore de L’Espresso a Montepulciano, ci sono Thomas Jefferson, autore della Dichiarazione di Indipendenza e terzo Presidente americano, e l’amico Filippo Mazzei, medico, imprenditore agricolo, filosofo e grande viaggiatore toscano, che gli fece conoscere il Vino Nobile. Mazzei soprattutto, insieme alle prime barbatelle di vite europea portate nel 1773 in Virginia, introdusse in terra americana la tradizione agricola e culturale toscana e contribuì alla diffusione delle idee illuministe e repubblicane.

Le lettere e i registri storici dimostrano come il futuro presidente ordinasse periodicamente il Vino Nobile di Montepulciano; per Jefferson, esso non costituiva soltanto una passione personale, ma una lente attraverso la quale comprendere il rapporto tra individuo e comunità. Egli, in una società che cercava di costruire nuove forme di partecipazione democratica, lo considerava capace di favorire dialogo e autocontrollo e fu tra i primi leader moderni a utilizzare il convivio e la tavola come strumenti di mediazione e diplomazia, dove il vino diventava uno strumento per costruire relazioni e creare consenso senza imposizioni o conflitti.

Nel suo equilibrio tra natura, cultura, lavoro umano e territorio, il vino rispecchiava perfettamente l’ideale di Jefferson di una società repubblicana, retta da valori di moderazione e responsabilità, ritenuti fondamentali per la costruzione di una cittadinanza consapevole, e il suo consumo una pratica culturale opposta agli eccessi associati ai distillati, percepiti come fattori di disordine sociale.

Il volume tratta della libertà come pratica culturale da costruire nel quotidiano, attraverso comportamenti, forme di socialità e modelli di convivenza, di cui fanno parte la capacità di scegliere, di riconoscere la qualità, di costruire relazioni e di promuovere una cultura della misura. In questo contesto, il vino assume il valore, sia simbolico che concreto, di veicolo di conoscenza e strumento di dialogo.

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