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La lezione senese di Luigi Lovaglio

La sua lezione agli studenti dell’ateneo senese si è snodata su 6 parole chiave: valore, fiducia, etica talento, cambiamento, futuro. Importanti e precisi i suoi riferimenti alla grande storia della banca MPS.

La lezione senese di Luigi Lovaglio
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29 Maggio 2026 - 10.52 Oltreilponte


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di Pino Di Blasio

Gli applausi scroscianti al termine della sua lezione hanno visibilmente commosso Luigi Lovaglio, ricordandogli l’ovazione che il 15 aprile gli tributarono gli azionisti e i dipendenti del Monte dei Paschi dopo la vittoria della sua lista nell’assemblea. Stavolta però non c’era in ballo il futuro della banca e la poltrona da amministratore delegato: ad applaudirlo c’erano soprattutto studenti e docenti dell’Università che hanno riempito l’aula magna e confermato il successo di ‘Dialoghi sul futuro’, il ciclo di lezioni con imprenditori, sportivi, economisti e scrittori giunto al suo quinto appuntamento. Dopo Lucia Aleotti, azionista e consigliere di Menarini, con la scrittrice Stefania Audi, dopo Gregorio Paltrinieri, Carlo Cottarelli e Fefè De Giorgi, il riconfermato amministratore delegato del Monte è stato invitato a parlare sul tema ‘Chi si ferma è perduto’. Efficace meme per fotografare il momento particolarmente effervescente che sta vivendo la banca più antica del mondo. “Venti anni prima che l’America fosse scoperta da Colombo – ha detto Lovaglio, ricordando la frase che usa quando parla con i fondi e gli investitori statunitensi – noi avevamo già i primi clienti. E i loro pronipoti sono rimasti nostri clienti lungo tutti i 554 anni della nostra storia”. 

Per uno che, quando era ad di Banca Pekao in Polonia, giocava a calcio il sabato con l’allora premier, poi presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, per uno che, come cantano gli Imagine Dragons, nuota con gli squali dalla scalata a Mediobanca fino all’assemblea degli azionisti e anche dopo, una lezione all’Università può sembrare una passeggiata. E invece Lovaglio ha dimostrato di aver accettato l’invito con l’intenzione di voler regalare consigli, messaggi e incoraggiamenti ai giovani studenti “a tutti quelli che sognano di essere il futuro ad del Monte”.  Un anno fa, in un convegno di banchieri, ho definito Luigi Lovaglio  un barbaro, nell’accezione che Baricco dette alla parola. Non invasore e distruttore di città e imperi, ma protagonista di un mondo nuovo, pioniere delle mutazioni e dei cambiamenti, che trova forza nella velocità delle sue azioni.

La lezione è ruotata su sei parole chiave, come le Lezioni americane di Italo Calvino, il cui titolo originale era ’Six Memos for the next millennium’.

La prima parola è stata VALORE, corredata da una citazione manipolata di Oscar Wilde: I mercati finanziari sono pieni di persone che conoscono il prezzo di tutto e il valore di niente. “Il valore non è un numero – ha detto Lovaglio – ma un percorso fatto di scelte coraggiose e di lungo periodo che mettono al centro, quando si parla di banca, il bene di clienti e dipendenti. Il valore è ciò che resta dopo aver sottratto mode e narrazione”.

La seconda parola era FIDUCIA. Come disse Thomas Jefferson, “Il capitale elementare di una banca non è il denaro, è la fiducia”. E su questo tema Lovaglio si è soffermato a lungo, affermando che “è stata la fiducia l’elemento vincente che ha generato il salvataggio e la rinascita del Monte dei Paschi di Siena. La fiducia è il bene, la valuta più preziosa nel mondo delle banche. Non si chiede ma si conquista gradualmente con semplicità, coerenza, trasparenza e risultati concreti”.

Terza parola ETICA. Come scrisse Francis Bacon, “il denaro è come il letame. Se lo concentri tutto in un solo posto emana un odore terribile, se lo spargi dappertutto fa crescere le cose”. Lovaglio ha ricordato i suo primi tempi in Banca Pekao a Varsavia, quando disse basta ai troppi mutui concessi ai polacchi in franchi svizzeri, complice un tasso di interesse molto più basso, e impose che si stipulassero mutui in szloty, la valuta con cui si pagavano gli stipendi e le pensioni dei clienti. All’inizio tutti lo presero per chi sprecava un’occasione per conquistare i clienti. Poi, dopo la pesante rivalutazione del franco svizzero, tutti lo ringraziarono per la preveggenza e per aver salvato i conti della banca. “L’etica non è un codice di condotta, ma una scelta strategica. Decisioni eticamente corrette, anche se impopolari, proteggono clienti e banca, rivelandosi vincenti nel lungo periodo. L’integrità è l’unica caratteristica non replicabile”.

Quarta parola TALENTO e l’aula magna di un’università era la sede adatta per parlarne. La citazione da un anonimo responsabile delle risorse umane di una grande banca:  In banca i sistemi informatici gestiscono i dati, ma è il talento umano che gestisce la fiducia. Per Lovaglio il talento è composto da 5A. Avanguardia, ovvero essere contro tendenza, non seguire le mode e i flussi; Amore, nel senso di passione per il proprio lavoro; Autenticità, essere sempre se stessi, anche quando può essere complicato esserlo; Agonismo, nel senso di superare i propri limiti; Accelerazione, il voler puntare a un miglioramento continuo. “Non abbiate paura di essere i migliori – ha concluso Lovaglio su questo tema rivolgendosi sempre agli studenti – ma non abbiate l’arroganza di credervi i migliori”.

Quinta parola CAMBIAMENTO, rimandava al titolo della lezione. E a una citazione attribuita erroneamente a Darwin: Non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente ma quella più reattiva al cambiamento. “Il cambiamento richiede azioni concrete e molto coraggio. La curiosità è il motore dell’apprendimento e della crescita. Non abbiate paura del cambiamento, ciò che dovete temere è l’immobilità”.

Sesta parola, FUTURO, e ruotava sulla frase di un esperto di Fintech, Brett King, autore di Banca 4.0: In futuro l’attività bancaria sarà ovunque ma mai in una banca.  “Il futuro non si attende – è stato il primo epilogo della lezione di Luigi Lovaglio – si costruisce con preparazione e strategia. Le grandi organizzazioni come il Monte dei Paschi sono sempre alla ricerca di talenti eccellenti. Voi preparatevi al futuro puntando al massimo e studiando per acquisire più competenze possibili. Andate all’estero, se volete, ma poi tornate in Italia”.

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