di Giuseppe Christopher Catania
Considerato uno degli appuntamenti più prestigiosi e influenti nel mondo della moda, il Met Gala è spesso definito gli “Oscar della moda”: ogni anno, al Metropolitan Museum of Art di New York, riunisce le figure più importanti del settore.
Il tema di quest’anno, Costume Art, ha esplorato il rapporto tra il corpo umano e l’abito attraverso i secoli. Il curatore Andrew Bolton ha spiegato che l’evento indaga “la centralità del corpo vestito nella vasta collezione del museo”, mettendo in relazione oltre cinquemila anni di storia artistica. Dipinti, sculture e creazioni di moda, storiche e contemporanee, hanno dialogato per raccontare come il corpo sia stato raffigurato, esaltato o reinterpretato nel tempo.
Il percorso si é articolato in tre nuclei tematici: i corpi più rappresentati e iconici, come il nudo; quelli meno visibili, tra cui anziani e donne in gravidanza; infine i corpi anatomici, analizzati da una prospettiva scientifica e strutturale. Un tema capace di offrire spunti di riflessione profondi, andando oltre l’apparenza brillante dell’evento.
Tra le star che, attraverso i loro look, sono riuscite a incarnare il tema: Madonna, in un custom Saint Laurent, si è ispirata a La tentazione di Sant’Antonio di Leonora Carrington; Hunter Schafer, in Prada, ha preso spunto dal Ritratto di Gertrude Mada Primavesi di Gustav Klimt, riferimento ripreso anche da Gracie Abrams in un vintage Chanel, ispirato al Ritratto di Adele Bloch-Bauer.
Un altro look spettacolare è stato quello di Heidi Klum, in un custom che richiamava La vestale velata di Raffaele Monti; Emma Chamberlain, in Mugler, si è invece ispirata a suggestioni pittoriche riconducibili all’estetica di Van Gogh e Munch.
Colei che ha interpretato il tema in maniera più incisiva è stata, però, Kim Kardashian. Il suo look nasce dalla collaborazione con la fotografa e regista Nadia Lee Cohen, ispirata a sua volta all’artista Allen Jones, che negli anni Sessanta trasformò il corpo femminile in vere e proprie sculture. Il busto indossato da Kardashian, in fibra di vetro, è infatti un calco realizzato tra il 1967 e il 1968.
Se da un lato il red carpet rappresenta lo sfarzo e la spettacolarità della moda, dall’altro questa edizione è stata particolarmente discussa. Le polemiche sono emerse quando è stata resa nota la partecipazione, come finanziatori e co-presidenti onorari, di Jeff Bezos e Lauren Sánchez, suscitando un’ondata di reazioni. Secondo alcune indiscrezioni, il fondatore di Amazon sarebbe interessato ad ampliare la propria presenza anche nel settore editoriale e della moda, con voci che lo indicano vicino al gruppo Condé Nast, editore di Vogue e organizzatore del gala.
La protesta si è manifestata anche nelle strade di New York: nei pressi del museo sono comparsi manifesti con slogan come “Boycott the Bezos Met Gala” (boicotta il Met Gala dei Bezos, n.d.r.) e riferimenti critici al ruolo di Amazon. L’iniziativa, attribuita al collettivo britannico Everyone Hates Elon, è stata accompagnata da azioni simboliche, tra cui il ritrovamento di bottiglie riempite con liquido giallo, in riferimento alle denunce sulle condizioni di lavoro nei magazzini e dagli autisti Amazon, costretti a urinare nelle bottiglie di plastica per rispettare i rigidi tempi di consegna.
Anche alcune assenze e prese di distanza, più discrete ma significative, da parte di figure pubbliche hanno contribuito al dibattito, confermando come quest’anno il Met Gala non sia stato solo glamour, ma anche un’occasione di riflessione politica e sociale.
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha infatti scelto di non partecipare al Met Gala, segnando una distanza significativa rispetto a un evento tradizionalmente frequentato dalle autorità cittadine. La sua assenza, letta come un gesto politico, si inserisce in una visione critica nei confronti delle disuguaglianze economiche e del crescente peso delle grandi élite finanziarie nel settore culturale. In quei giorni, Mamdani ha inoltre richiamato l’attenzione sul ruolo spesso invisibile dei lavoratori della filiera della moda, sottolineando il contrasto tra lo sfarzo del red carpet e le condizioni di chi contribuisce concretamente alla realizzazione di quell’industria.
Il Met Gala di quest’anno sembra così aver perso parte della sua tradizionale leggerezza patinata, rivelando una tensione più profonda tra immagine e potere. Il coinvolgimento di grandi figure dell’élite economica segnala un intreccio sempre più stretto tra interessi finanziari e istituzioni culturali. In questo contesto, il gala smette di essere soltanto una vetrina di abiti e diventa un terreno di confronto tra estetica e potere: non è tanto la ricchezza, da sempre parte integrante dell’evento, a sollevare interrogativi, quanto la crescente difficoltà di separare il glamour dalla sua funzione politica. Dietro il tappeto rosso si intravede, infatti, una rete di interessi che va ben oltre la moda.
