L’Italia può vantare un nuovo triste primato: il settimo rapporto annuale, pubblicato da Liberties, sullo stato di diritto in Unione Europea pone il nostro governo tra i Dismantelers, cioè gli smantellatori dei diritti civili. Gli altri stati che “stanno attivamente erodendo le istituzioni dello stato di diritto” sono Bulgaria, Croazia, Ungheria e Slovacchia.
Riguardo l’Italia, il rapporto prosegue dicendo che “non si sono registrati progressi né nel sistema giudiziario né nel quadro anticorruzione, mentre si è evidenziata una grave regressione nel campo della libertà di stampa e dei media e dei meccanismi di controllo e bilanciamento democratico”.
Il report rivela tra le maggiori criticità il decreto Sicurezza, che “criminalizza i blocchi stradali e altre forme di dissenso”, ed anche “rafforza, ancora una volta, le garanzie per gli agenti di polizia”. Del decreto in questione si mette in rilievo infatti che “ha agirato il dibattito parlamentare” ed “è diventato un esempio di uso illimitato del potere di emanare decreti d’urgenza. Le disposizioni sono state applicate contro i manifestanti, comprese le manifestazioni pro-palestinesi”.
Liberties mette in evidenza in un altro passaggio, come “l’inasprimento delle pene, l’introduzione di nuovi reati e il rafforzamento di misure repressive amministrative contro attivisti, minoranze e difensori dei diritti umani” sia un chiaro sintomo della “criminalizzazione del dissenso”.
Anche la libertà dei media in Italia non gode di ottima salute. Il report denuncia “le aggressioni verbali e fisiche” subite dai giornalisti, oltre che “le campagne diffamatorie da parte di figure politiche”. Il caso emblematico è quello di Paragon, lo spyware di matrice israelo-americana, infiltrato nei cellulari di giornalisti e membri di ong e usato per spiarli.
Ma c’è spazio nel report anche per la Riforma della Giustizia recentemente bocciata dal referendum costituzionale, così commentata: “I critici [n.d.r. alla riforma in questione] continuano a mettere in guardia sul fatto che la creazione di due carriere e due CSM rischia di accrescere l’influenza politica sui magistrati, soprattutto perché i membri degli organi di governo verrebbero selezionati in parte per sorteggio e in parte con il coinvolgimento del Parlamento. Tali conseguenze destano particolare preoccupazione alla luce del braccio di ferro tra governo e magistratura, protrattosi per tutto l’anno, con critiche esplicite da parte del governo sulle decisioni della magistratura in materia di immigrazione”.
Se merita biasimo l’Italia per aver guidato l’iniziativa contraria alla Corte europea dei diritti dell’uomo, in materia di immigrazione, insieme alla Danimarca, inevitabile condanna ottiene anche per il caso Almasri, sulla cui testa pendeva un mandato di arresto internazionale, ma che venne fatto viaggiare su un volo di stato rientrando in Libia, invece che consegnarlo alla Corte penale internazionale.
Liberties (Civil Liberties Union for Europe), è una rete che riunisce oltre 40 ong in 22 nazioni, e quanto fa emergere nel nostro paese potrebbe innescare la procedura prevista dall’articolo 7 del trattato Ue: in caso di gravi e ripetute violazioni dello stato di diritto, si potrebbe incorrere nella sospensione del diritto di voto in seno al Consiglio Ue di uno Stato membro. Infatti, osserva il rapporto, che “Molti dei primi segnali di una progressiva e grave erosione dello spazio civico e dello Stato di diritto sono stati chiaramente evidenziati dalle organizzazioni della società civile, ma ignorati dalla Commissione europea e”, soprattutto “negati dal governo”.