L’ho conosciuto molti anni fa, naturalmente in un contesto lieto. Come poteva essere altrimenti con lui? Stavamo organizzando la sua “Accademia dell’ottava”, un progetto a cui teneva molto, far vivere e rivivere l’antica tradizione della poesia popolare in quella rima, capace di beffe, sberleffi, ma anche passioni ed amori. A quel progetto David teneva molto anche perché, penso io, l’ottava – ossia la capacità di racchiudere l’universo intero nel giro di otto versi, perfettamente rimati – era lui. La sua anima popolare, toscana, mai seria, eppure profonda, e soprattutto capace di parlare in rima come se fosse quello il suo linguaggio naturale.
Dunque ci incontravamo a Castelnuovo Berardenga, in casa di un amico produttore di vini (il bicchiere non mancava mai) per dare vita a questo suo progetto che, fra i molti esiti, dette vita anche a un Convegno all’Università di Siena. Si chiamava “La primavera della Poesia” e metteva insieme improvvisatori, fra cui due bravissimi cubani con relativa chitarra, e studiosi di poesia orale, a cominciare da quella omerica. Riondino all’Università? Proprio così.
Sui giornali e in rete ho letto tanti bei ricordi di David, segno dell’affetto e dell’ammirazione che suscitava nelle persone. Molti son stati fatti, com’era ovvio, per richiamare alla memoria l’uomo di spettacolo, il cantautore, il Riondino che si esibiva in “Maracaibo” o con Bollani conduceva il mai abbastanza lodato “Dottor Djembé” sulle onde di Radio tre. A tutto ciò, e al molto altro che è stato detto con verità e affetto, vorrei dunque aggiungere questo: David aveva una cultura straordinaria.
Conosceva la letteratura italiana come pochi, Omero ed Ovidio gli erano tanto familiari quanto lo era Giovanni Pascoli, leggeva libri sulla cultura antica e sull’attualità: la libreria era la sua casa. Come da giovane lo era stata la biblioteca dove aveva lavorato per dieci anni. Riondino era un uomo colto che aveva contemporaneamente il dono della satira, della musica e dello spettacolo, e soprattutto quello di trasfondere in tutto quello che faceva la cultura che aveva dentro. “Figura unica e difficilmente classificabile dello spettacolo italiano”, è stato definito. Certo, lo è, e per il motivo che ho cercato di dire.