di Francesco Tunda
Le edicole furono prese letteralmente d’assalto: in una giornata il nuovo giornale di Indro Montanelli, La Voce, fu acquistato, in poche ore, da 450.000 italiani. Uno dei primati di quella stagione in cui i giornali di carta erano ancora la prima scelta dei lettori. Era il 22 marzo del 1994. Il nome e l’ispirazione, il sagace giornalista di Fucecchio, li aveva presi da Giuseppe Prezzolini e dallo scrigno di quella rivista, La Voce, che nei primi decenni del Novecento aveva tenuta alta la bandiera dell’indipendenza e della libertà.
Ma questa era la Voce di Indro Montanelli con i suoi contenuti, con il suo stile e anche con le sue trovate giornalistiche ( quel primo numero conteneva un saluto di “the Voice”, cioè di Frank Sinatra). Tutta questa operazione editoriale fu messa in piedi in pochissimo tempo: Indro Montanelli aveva, infatti, lasciato Il Giornale solo l’11 Gennaio del 1994, vent’anni dopo averlo fondato. La rottura era avvenuta- ormai è leggenda- dopo la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi. Rimangono agli atti le feroci liti tra i due che riguardavano, guarda caso, proprio il ruolo dell’editore e quello della libertà di espressione. Si era portato giovani e promettenti giornalisti come Beppe Severgnini, Marco Travaglio e Peter Gomez, nominando vicedirettore l’amico fidato Giancarlo Mazzucca.
II lettori venivano da diverse aree politiche e culturali: c’era chi continuava a seguire il giornalista fin dai lontani tempi del Corsera, continuando a vedere in lui l’espressione di un conservatorismo liberale e chi, invece, lo aveva eretto d’un colpo a gran contestare di Berlusconi, quindi arruolabile nella sinistra. Indro Montanelli, dopo questa beve e significativa esperienza spezzata per motivi economici ( è stato sempre difficile, da noi, avere degli “editori puri”) tornerà al Corriere delle Sera dando vita alla rubrica “La Stanza di Montanelli”, con la quale risponderà alle lettere dei lettori praticamente fino alla sua morte, nel 2001. Da lì d’altronde era partito.
Da quelle stanze di via Solferino il giornalista se n’era andato sbattendo la porta, com’era nel suo carattere, quando non era stato scelto come direttore al termine della direzione di Giovanni Spadolini. Viene scelto al suo posto Piero Ottone che passerà alla storia come il direttore che cambierà il volto al giornale della borghesia milanese spingendo il Corriere della Sera ad aprirsi ai grandi mutamenti in atto nella società. Indro Montanelli se ne andrà via fondando Il Giornale nuovo. Lo seguiranno, in questa impresa, tante altre firme prestigiose: Enzo Bettiza, Gianfranco Piazzesi, Guido Piovene, Gianni Granzotto, Cesare Zappulli e altri.