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Addio a Chuck Norris, dal karate a Hollywood

Icona delle arti marziali e star del cinema d'azione tra gli anni '80 e '90, l'attore ha incarnato l'ideale del giustiziere americano, raggiungendo la fama mondiale.

Addio a Chuck Norris, dal karate a Hollywood
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21 Marzo 2026 - 17.11 Culture


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È morto l’attore Chuck Norris dopo un ricovero a causa di una emergenza medica a Kauai alle Hawaii. La notizia è stata diffusa famiglia, nell’ultima settimana aveva postato nei suoi social dei post che lo mostravano tirare di box con un trainer in occasione del suo compleanno avvenuto il 10 marzo: “Non invecchio. Mi allineo. Niente di più divertente di un allenamento in una giornata di sole per farti sentire giovane” e “grato di avere messo alle spalle un altro anno”, aveva scritto come riporta l’ANSA.

Figura iconica della cultura pop americana, famoso per i film d’azione degli anni 80 e 90. Nato in Oklahoma, reduce di un’infanzia complicata per via del padre alcolista, aveva la passione per il cinema e vedeva i film di John Wayne, Gene Autry e Roy Rogers, attraverso quei personaggi ritrovava quella figura paterna che gli mancava.

Prima della notorietà Chuck Norris è stato un ottimo karateka a livello mondiale; infatti, negli anni 60 e 70 aveva vinto numerosi titoli e aperto scuole di arti marziali allenando nel karate, judio e Tang Soo Do, celebrità come Steve McQueen.

Fu proprio lo stesso McQueen, star di Bullit, che lo spinge ad intraprendere la strada per Hollywood, finì per essere associato al modello tipo dei valori tradizionali americani. Apparso nel 1972 assieme all’amico Bruce Lee nel film “L’Urlo di Chen Terrorizza Anche l’Occidente”, Norris ebbe una svolta con Lone Wolf McQuade del 1983, ispirato al cinema di Sergio Leone, interpretando un Ranger texano che si scontra con un trafficante d’armi ed esperto di arti marziali l’attore David Carradine.

L’attore firmò con la Cannon Group guidata dai produttori Menahem Golan e Yoram Globus, rendendolo ancora più celebre e soprattutto campione di incassi, grazie ai ruoli come: colonnello James Braddock in Missing in Action del 1984 che ebbe un prequel nel 1985 e a un sequel nel 1988. Gli anni ’90 lo hanno consacrato definitivamente al successo, grazie alla serie cult Walker, Texas Ranger. Creata da Al Ruddy, Leslie Greif, Paul Haggis e Christopher Canaan, la serie debuttò nel 1993 e andò avanti per nove stagioni e circa 200 episodi evocando lo spirito dei vecchi Western.

Oltre ad essere ricordato come un grande attore, Chuck Norris è stato anche, suo malgrado, protagonista dell’era dei social: Ian Spector creò uno strumento di generazione automatica di “fatti” su di lui, producendo centinaia di contenuti che oggi definiremmo meme e raccogliendoli poi in diversi libri. Quando Spector decise di pubblicarne uno, l’attore non ne fu inizialmente felice e inviò una lettera di diffida; la vicenda però attirò grande attenzione mediatica, contribuendo a trasformare il volume in un bestseller. Col tempo le due parti trovarono un accordo e lo stesso Norris arrivò persino a pubblicare una raccolta ufficiale con i suoi “fatti” preferiti, accettando una delle regole fondamentali della cultura digitale: quando i meme iniziano a diffondersi, è impossibile controllarli.

Proprio questa capacità di attraversare epoche e linguaggi diversi rende ancora più significativa la sua eredità. Con la sua scomparsa si chiude infatti un capitolo importante della cultura pop americana, fatto di azione, disciplina e carisma. Dalle arti marziali al grande schermo, fino alla televisione, ha incarnato un ideale di forza e determinazione che ha attraversato generazioni, rimanendo attuale anche nell’era digitale tra ironia e leggenda. Al di là dei ruoli e dei miti costruiti attorno alla sua figura, resta il ricordo di un uomo che ha saputo trasformare passione e impegno in una storia destinata a durare nel tempo.

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