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Chi è Balendra Shah, il nuovo premier nepalese

Noto ai più con lo pseudonimo Balen, l'ex rapper ha saputo far forza sulla voglia di rivalsa dei giovani nepalesi

Chi è Balendra Shah, il nuovo premier nepalese
(foto di: Il post)
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10 Marzo 2026 - 11.30 Culture


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Il nuovo primo ministro del Nepal sarà Balendra Shah, ex rapper divenuto celebre con il nome di “Balen”. Precedentemente sindaco della capitale Kathmandu, il partito dell’Indipendenza nazionale (Rsp) lo ha scelto come candidato anche grazie al suo seguito di 3,5 milioni di persone.

Prima di essere politico, nei testi delle sue canzoni trattava temi che ancora oggi fanno parte della sua agenda: povertà, disuguaglianza e critica all’establishment nepalese dal quale ha sempre cercato di distaccarsi, rifiutando alleanze con i partiti storici del Nepal, come quando ha vinto le elezioni nella capitale in modo indipendente.

La sua nomina è conseguenza dell’ispirazione che rappresenta per i giovani, invitati dallo stesso Balen a prendersi il paese dopo le rivolte dello scorso settembre. La vittoria per l’Rsp è stata abbastanza semplice, dal momento che il loro rivale era l’ex primo ministro KP Sharma Oli, costretto a dimettersi dopo le rivolte dello scorso anni. Inoltre, il Nepal è un Paese giovane con un’età mediana di nemmeno 26 anni, e sono stati proprio i giovani della Generazione Z a rivoltarsi contro il governo dopo l’imposizione di un divieto di utilizzo dei social media.

La repressione del governo ha portato ad almeno 70 morti e gli stessi manifestanti avevano individuato in Balen la figura che avrebbe potuto succedere ad una classe politica così retrograda. Tra le sue ideologie principali quella che il Nepal non deve essere solo uno stato cuscinetto tra Cina e India, ma piuttosto un ponte che promuova collaborazioni vantaggiose con tutti i vicini.

Non tutto é oro ciò che luccica: su Wired il giornalista Matteo Suanno fa notare come nella sua esperienza di sindaco non siano mancate le critiche. Balen ha fatto demolire strutture costruite senza permesso su terreni pubblici, tra cui anche attività in mano a piccoli artigiani. Sotto il suo comando, la polizia municipale ha intensificato le operazioni contro i venditori ambulanti presenti sui marciapiedi della città: un’azione definita dagli attivisti per i diritti umani come un “uso eccessivo di forza contro persone vulnerabili”, ribellatesi negli scorsi mesi marciando davanti agli uffici dell’amministrazione nella capitale.

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