L’Italia dice sì al centro europeo sull’Intelligenza artificiale, Parisi: “un centro di ricerca pubblico che possa affrontare queste sfide è fondamentale” | Giornale dello Spettacolo
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L’Italia dice sì al centro europeo sull’Intelligenza artificiale, Parisi: “un centro di ricerca pubblico che possa affrontare queste sfide è fondamentale”

Si va verso la creazione di un centro europeo per l’Intelligenza artificiale ispirato al modello del CERN, a ufficializzarlo la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, intervenuta all’Accademia Nazionale dei Lincei, che da tempo promuove l’iniziativa. La proposta, avanzata dal premio Nobel Giorgio Parisi, punta alla creazione di un grande centro pubblico di ricerca capace di rendere l’Europa competitiva rispetto ai due giganti globali dell’IA, Stati Uniti e Cina.

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28 Febbraio 2026 - 17.16 Culture


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Il primo atto concreto annunciato dalla ministra dell’Università e la Ricerca Anna Maria Bernini è il sostegno italiano al progetto AI Frontiers, promosso da Francia e Germania. Un’iniziativa che dovrà però essere estesa ad altri Paesi europei per assumere una dimensione realmente europea. “Desidero esprimere il mio pieno sostegno all’iniziativa, che considero visionaria, tempestiva e necessaria per garantire il futuro tecnologico del nostro continente”, ha dichiarato Bernini, già in contatto con la ministra tedesca dell’Istruzione e della Ricerca Dorothee Bär e il ministro francese dell’Istruzione superiore, della Ricerca e dello Spazio Philippe Baptiste.

Nelle lettere inviate alla commissaria europea Ekaterina Zaharieva e al viceministro cipriota Nikodemos Damianou, in rappresentanza della presidenza di turno del Consiglio Ue, la ministra sottolinea l’importanza di costruire una rete di centri europei e ribadisce “il forte interesse a partecipare attivamente come partner fondante”, un sostegno e una progettazione che si pongono in un’ottica a lungo termine. 

“Grazie al ministro per avere risposto alla chiamata della comunità scientifica”, ha commentato Giorgio Parisi. “Un centro di ricerca pubblico che possa affrontare queste sfide è fondamentale. Bisogna rilanciare la ricerca non segretata: è l’unico modo di andare avanti velocemente senza rischiare monopoli”. Se Parisi si augura la creazione di un centro di ricerca pubblico, sorgono dei dubbi sulle intenzioni di gestione da parte del Governo che negli ultimi anni ha spinto sempre di più verso la privatizzazione anche dell’Università e della ricerca.

Sulla stessa linea di Parisi, il presidente dei Lincei Roberto Antonelli: “se l’Europa non riuscirà a sviluppare un programma proprio, compatibile con quelli di Stati autoritari o di iniziative private che soverchiano in modo incontrollato il potere dei singoli Stati, sarà destinata a un destino di emarginazione”.

La stessa cosa è stata sottolineata anche dal vicepresidente dell’Accademia, Carlo Doglioni, che afferma che “l’Europa investe molto meno di Stati Uniti e Cina e ha un mercato frammentato”, elementi che espongono il continente a “un rischio effettivo di marginalizzazione”. La sfida, ha osservato il matematico Pierluigi Contucci dell’Università di Bologna, è dotare l’Europa degli strumenti per affrontare “una vera e propria rivoluzione industriale”. Un centro europeo per l’IA, hanno aggiunto Stefano Leonardi della Sapienza Università di Roma e il fisico francese Marc Mézard, potrebbe attrarre ricercatori da tutto il mondo, rafforzando la sovranità tecnologica dell’Unione.

Parlando di ricerca, mercati e competizione è facile pensare a una manipolazione e a un tentativo di indirizzare in modo preciso la ricerca, che più che verso l’innovazione venga orientata verso un profitto sicuro, non rischioso e veloce. Auspicabile è però qui un vero investimento pubblico in una ricerca che, anche attraverso i naturali fallimenti, possa portare a una reale innovazione e ad una rinnovata apertura e cooperazione della comunità scientifica mondiale.

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