di Lapo Vinattieri
Il cinema, si sa, vive di leggende. Spesso anche di profezie: prendiamo per esempio il caso della serie televisiva dei Simpson, le cui previsioni del futuro emergono periodicamente ogni qualvolta accada qualche fatto dalla grande o piccola portata. A partire dal 16 febbraio 2026, con la morte di Robert Duvall, anche uno (per meglio dire due) dei film più celebrati della storia ha la sua personale profezia. Stiamo parlando dei primi due capitoli della trilogia de Il padrino, targati Francis Ford Coppola e usciti nel 1972 e nel 1973.
Andiamo con ordine: intorno alla mezz’ora del primo film, assistiamo ad una cena della famiglia Corleone dopo il matrimonio di Connie, figlia di Don Vito. Si tratta di uno degli ultimi momenti in cui la famiglia è unita prima degli eventi che seguiranno nella pellicola. Sono presenti tutti i figli del padrino, Sonny, Fredo e Micheal, oltre che il figlio “adottivo” Tom, il consigliere di Don Vito interpretato proprio da Duvall. Il regista riprende poi la stessa impostazione della scena nel finale del secondo capitolo, ma questa volta è presente un solo personaggio al tavolo: si tratta di Michael, interpretato da Al Pacino e divenuto capo famiglia dopo la dipartita dei due fratelli maggiori.
È da qui che il cinema si intreccia con la “profezia”. Nella scena del film del ’72 prima Fredo, interpretato da John Cazale, poi Sonny, interpretato da James Caan, e infine il personaggio di Duvall escono dalla stanza. In quello che è il continuo “spirituale” di questa scena, l’unico a rimanere è Al Pacino, ed è anche l’unico attore rimasto in vita dopo quanto accaduto lo scorso 16 febbraio. La cosa ancora più incredibile è che l’ordine di uscita di scena corrisponde con l’ordine temporale nel quale i 3 attori sono morti perché Cazale ci ha lasciati nel 1978, Caan nel 2022 e infine se ne è andato anche Duvall.
Proprio a seguito della morte di quest’ultimo, sui social i fan hanno recuperato il parallelismo tra le due scene sopracitate, mettendole a confronto e dando origine a questa “profezia”. Alla fine, l’ultimo a rimanere è sempre Al Pacino, tanto nel film quanto nella vita di tutti i giorni. “È stato un onore lavorare con Robert Duvall” ha dichiarato, facendo da coro al post Instagram di Coppola, per il quale Duvall ha lavorato in Apocalypse Now, oltre che nei già citati primi due capitoli de Il padrino.
La trilogia de Il padrino, e in particolare i primi due capitoli, hanno avuto un impatto enorme sul cinema non solo degli anni Settanta, quanto piuttosto proprio a partire da quel decennio. Michael è protagonista e allo stesso tempo antagonista della pellicola, e ce ne viene mostrata la trasformazione da eroe di guerra a criminale. Coppola non ci parla solo di mafia, ma anche di America, un’America che si sta godendo l’età dell’oro del capitalismo dimenticando le sue radici, come la famiglia.
Il cinema deve tantissimo a Il padrino anche solo per aver lanciato Al Pacino, voluto fortemente da Coppola nonostante i continui rifiuti della Paramount. La sceneggiatura è poi ricca di frasi entrate nella cultura globale: quante volte abbiamo citato Don Vito Corleone e la sua celebre “offerta che non potrà rifiutare”? A più di 50 anni di distanza dall’uscita del primo capitolo della trilogia, Il padrino resta un film immortale, sebbene i suoi artefici non lo potranno mai essere.
