Dopo il suo intervento alle Olimpiadi Milano-Cortina, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto fare un “in bocca al lupo collettivo con assoluta imparzialità” a tutti gli artisti di questa edizione, riconoscendoli come dei protagonisti della scena culturale italiana.
Per augurare le “olimpiadi della musica” come le ha definite Carlo Conti, Mattarella sottolinea come il Festival e la Rai siano riusciti a portare la musica nelle case italiane e a consacrare il pop e i generi più leggeri, come patrimonio culturale, contribuendo a coinvolgere il pubblico e soprattutto di stimolare i giovani a partecipare al mondo della musica.
Quando Mattarella prende la parola, il microfono accenna a un’incertezza tecnica. “Non si preoccupi, Presidente, succede anche a Sanremo. Anche peggio…”, scherza Conti, alleggerendo il clima. Al termine del discorso del Capo dello Stato, il conduttore rievoca la storica formula di Nunzio Filogamo, “Cari amici vicini e lontani”, e invita Laura Pausini a consegnare a Mattarella un documento simbolico: la registrazione, proveniente dagli archivi SIAE, di Grazie dei fiori, la canzone con cui Nilla Pizzi vinse la prima edizione del Festival nel 1951.
È un passaggio che apre alla memoria personale del Presidente. Mattarella ricorda nitidamente quella serata: aveva dieci anni e ascoltò la finale con l’orecchio incollato alla radio, in un’Italia in cui la televisione non era ancora entrata nelle case. Un ricordo che restituisce la dimensione originaria del Festival, nato come evento radiofonico e diventato nel tempo uno dei riti collettivi più longevi della cultura italiana.
Pausini, nel suo intervento, richiama invece la condizione degli artisti pop, spesso percepiti come marginali rispetto ai circuiti culturali più tradizionali: “Non sempre veniamo riconosciuti come parte importante della cultura del Paese», osserva, rivendicando il valore del loro lavoro. “Facciamo musica, non facciamo la guerra”, aggiunge. Mattarella risponde con una citazione manzoniana: “Non sempre l’opinione corrente è quella corretta. Il buon senso se ne stava nascosto per timore del senso comune” e amplia la riflessione ricordando come anche lo sport sia spesso ridotto a semplice intrattenimento, mentre rappresenta un fenomeno culturale e sociale di grande rilievo.
Conti propone poi, un momento corale: invita i presenti a cantare Azzurro, il brano di Paolo Conte diventato emblema della canzone italiana. Laura Pausini attacca l’incipit, gli altri seguono. Tutti, tranne il Presidente. Mattarella sorride e confessa che ricordava le parole, ma ha preferito non unirsi al coro: “Mi hanno insegnato fin dall’asilo a cantare senza emettere suoni, per non turbare il coro degli altri”, spiega con autoironia.
Il sipario sul Quirinale si chiude così, tra memoria storica, riconoscimento culturale e un’ironia discreta che restituisce alla musica pop il suo ruolo di linguaggio condiviso e patrimonio collettivo.