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Sanremo2026, Eurovision al centro del dibattito e la posizione della Rai

Il no di Levante qualora vincesse il Festival, la proposta di includere all’Eurovision un rappresentante Palestinese, e l’ipotesi di un sondaggio preventivo tra i partecipanti al Festival per confermare o meno la presenza all’Eurovision. È la prima querelle del Festival?

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27 Gennaio 2026 - 20.08 Culture


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È parte della tradizione: la kermesse sanremese sempre più alle porte trascina con sé inevitabili polemiche. La questione delle ultime ore riguarda la partecipazione dell’ipotetica o ipotetico vincitore del Festival all’Eurovision 2026 che si terrà a Vienna il prossimo maggio.

A muovere le acque con una certa enfasi le dichiarazioni di Levante: “Se dovessi vincere Sanremo non parteciperei all’Eurovision […] È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi”, ha affermato la cantante, in concorso dal prossimo 24 al 28 febbraio nella cittadina ligure, con la canzone Sei tu. Dietro il probabile diniego, una scelta politica, la manifesta condanna della presenza all’ESC di Israele. A differenza di quanto accaduto con la Russia, che nel 2022 venne lasciata fuori proprio a seguito dell’attacco all’Ucraina, allo stato di Tel Aviv si continua a consentire di partecipare all’Eurovision. Tutto ciò nonostante le defezioni, di Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna, richieste di boicottaggi e persino la restituzione del premio da parte di Nemo, artista svizzero vincitore dell’Eurovision nel 2024, proprio in protesta con la presenza di Israele. 

Alla Rai non poteva che sollevarsi un “polverone”, a seguito delle parole di Levante. Da una parte, tre consiglieri dell’amministrazione, i quali hanno avanzato la proposta di consentire di presenziare all’Eurovision un rappresentante Palestinese. Si legge nell’appello dei tre consiglieri Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, pubblicato sul Corriere della Sera: “La Palestina deve trovare ospitalità sul palco dell’Eurovision, se non si vogliono sfregiare i valori di inclusione e di fratellanza che la musica porta con sé. […] Il servizio pubblico italiano ha proposto di valutare scelte editoriali capaci di dare visibilità, in forma non competitiva, a un artista rappresentativo della cultura palestinese, quale segno di sensibilità civile e di promozione del dialogo”. 

La questione è stata centrale anche alla conferenza stampa che è seguita all’annuale pre-ascolto dei brani sanremesi, riservata ai giornalisti e critici musicali, svoltasi ieri. Il direttore della Comunicazione Rai Fabrizio Casinelli, ha detto “La Rai ha chiesto di non chiudere gli occhi [n.d.r. in merito alla questione palestinese], l’abbiamo detto quando c’è stata la richiesta e questa è la nostra posizione”.

Da Claudio Fasulo, direttore dell’Intrattenimento Prime Time, è giunto l’annuncio della sorta di sondaggio preventivo che Rai quest’anno chiederà ai concorrenti di Sanremo: “La modalità di adesione dei cantanti all’Eurovision Song Contest da qualche anno è basata su una diretta comunicazione della casa discograficha stessa. Noi distribuiamo un modulo a monte e la risposta positiva o meno è contenuta in questo modulo”. L’anno scorso Olly, vinse il Festival, ma decise di non andare all’Eurovision, lasciando il posto a Lucio Corsi, dopo qualche settimana di incertezza. La motivazione risiedeva nelle date del tour nei palazzetti già previsto per maggio 2025. Quest’anno Levante (e probabilmente non sarà la sola), ne farebbe una scelta etica e politica.

“È possibile quindi che un artista decida di non partecipare per vari motivi. Al momento stiamo sondando in maniera informale quali sono i feedback delle case discografiche. È rispettabilissima la posizione di Levante”, ha proseguito Fasulo, precisando però che “sembra che ci sono molti intenzionati a partecipare” all’Eurovision, che resta comunque una vetrina importante per gli artisti, con gli oltre 160 milioni di spettatori per l’edizione scorsa.

Ed ancora Fasulo “Nel momento in cui viene espresso un orientamento non ci sono motivi per cui si possa pensare che potranno esserci dei cambi di direzione. Non a caso in questa edizione pensiamo, proprio per non trovarci a disagio la domenica mattina nella conferenza stampa post finale, di anticipare l’iter in modo da avere un quadro completo”. 

Ci ha pensato l’amministratore delegato Gianpaolo Rossi a confermare invece la posizione della Rai, riguardo la liceità della presenza di Israele all’ESC. Lo statement è giunto durante un convegno sul servizio pubblico svolto alla Fondazione Spes a Roma: “Abbiamo confermato l’assoluta volontà che Israele partecipi all’Eurovision. […] Questa è la posizione della Rai che è assolutamente favorevole che Israele ci sia. Le polemiche che possono far eventuali artisti riguardano gli artisti”.

Un tentativo di smarcare il servizio pubblico da probabili polemiche inerenti a quanto Israele ha compiuto con maggior violenza negli ultimi anni in Palestina, pur aprendo uno spiraglio alla “possibilità di ospitare fuori concorso anche un artista palestinese in questa visione di inclusività”.

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