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Tutto cambia, anche la boxe: da sport dei re a parodia di sé stessa

Negli anni ’70 Muhammad Ali, Joe Frazier e George Foreman davano luogo ad incontri epici. Oggi gli spettatori sono costretti ad adeguarsi alla nuova "dimensione" di questo sport, sempre più simulato e votato solo allo show.

Tutto cambia, anche la boxe: da sport dei re a parodia di sé stessa
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25 Gennaio 2026 - 20.32 Culture


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di Gabriele Bisconti

Come una rosa che ha perso i suoi petali, senza alcuna possibilità di tornare ai gloriosi fasti del passato. Potremmo descrivere con queste poche e semplici parole la situazione che da qualche anno sta vivendo la boxe, l’arte nobile dello sport. Per illustrare al meglio come questa disciplina sia cambiata nel corso dei decenni, occorre ripercorrere i momenti più significativi della sua storia. Perciò riavvolgiamo il nastro e torniamo agli anni ’70, senza dubbio l’epoca d’oro dei pesi massimi.

Sono trascorsi cinquantatré anni da quel 22 gennaio del 1973 quando, al National Stadium di Kingston, in Giamaica, l’allora ventiquattrenne statunitense George Foreman, vincitore della medaglia d’oro alle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, riuscì a strappare la “corona” di campione del mondo dalla testa del connazionale Joe Frazier, al termine di un incontro entrato nella storia della boxe di tutti i tempi.

Foreman si presentò al cospetto dell’iridato in carica con un record di 37 vittorie su altrettanti incontri (di cui 34 per KO) ma Frazier, reduce da 11 successi consecutivi in match per il titolo (inclusa l’epocale vittoria su Ali del 1971), considerava la vittoria contro Big George poco più che una formalità. Tuttavia, è sempre e solo all’interno del ring che viene detta l’ultima parola, e quella sera, forte di un vantaggio in altezza di quasi 15 centimetri, Foreman dominò Frazier fin dal primo gong, mandando in visibilio la folla straboccante accorsa in massa ad assistere all’incontro.

Smokin’ Joe fu atterrato dall’avversario addirittura sei volte, l’ultima con un pugno (uppercut) di devastante potenza che per un attimo lo sollevò in aria. Malgrado la sconfitta fosse quasi scritta, l’orgoglio e la tempra forgiati da anni di dure battaglie consentirono a Frazier di rialzarsi anche dopo quel montante tremendo, ma l’arbitro Arthur Mercante decretò la fine del combattimento – ormai impari – e proclamò la vittoria di Foreman.

Ai giorni nostri, però, la boxe è diventata una disciplina dove i duri combattimenti fra uomini muscolosi non esistono più. C’è chi la chiama evoluzione di uno sport che da violento va a privilegiare la velocità e gli stili difensivi, e la cosa sbalorditiva è che l’evento pugilistico più atteso del 2024 è stato quello tra Jake Paul, lo youtuber diventato da poco pugile professionista, e Mike Tyson, 58enne campione erede del pugilato iconico che si presta da cerniera per il “nuovo”. L’incontro, disputatosi all’AT&T Stadium di Arlington (Texas), è stato pianificato e trasmesso per la prima volta da Netflix e vinto ai punti dal giovane YouTuber (80-72, 79-73, 79-73 il punteggio finale), che ha sfruttato sia una velocità che una condizione fisica chiaramente migliori di Iron Mike.

I 65 milioni di spettatori hanno incoraggiato Netflix a insistere e, solo un mese fa, esattamente il 20 dicembre 2025, sul ring di Miami Jake Paul ha affrontato il trentaseienne ex campione dei pesi massimi Anthony Joshua. I primi round dell’incontro sono apparsi come una messa in scena, con i due sfidanti che si sono scambiati pochi colpi. Paul ha evitato il contatto in ogni occasione, mentre Joshua ha rifiutato di prendere l’iniziativa nonostante la sua netta superiorità nei confronti dell’ex star di Internet. Dopo essere stato messo al tappeto per la prima volta al quinto round, durante il quale è riuscito comunque a sferrare un solido destro a Joshua, Paul è stato messo KO nella ripresa successiva, in seguito ad un montante destro tremendo sferratogli in pieno volto dal pugile britannico di origine nigeriana.

Le disparità di peso, esperienza e pedigree sono apparse evidenti a tutti gli spettatori sulle tribune, e queste differenze hanno fatto riflettere circa la sicurezza e il senso stesso della boxe odierna. Infatti, Paul pesava poco meno di 90 kg mentre Joshua più di 113, con tredici centimetri di differenza in altezza fra i due sfidanti. Ciononostante il match è stato approvato e trasformato in un evento globale di streaming da nove cifre, per la felicità dei più importanti broadcaster del mondo, che hanno fatto carte false per accaparrarsi la trasmissione di un evento capace di attrarre l’attenzione di milioni di spettatori.

Insomma, oggi i memorabili incontri capaci di mandare in visibilio intere generazioni non sono che dei lontani ricordi, e gli spettatori non possono fare altro che adeguarsi alla nuova “dimensione” della boxe moderna, sempre più simulata e votata solo allo show.

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