Un interrogativo davvero particolare è stato sciolto. Ebbene sì, grazie ad un articolo appena pubblicato sulla rivista “Museologia scientifica” è stato rivelato il segreto degli animali in bottiglia della collezione tassidermica di padre Jean Baptiste Fourcault, un mistero che resisteva da tre secoli.
Lo studio, condotto all’interno dell’Università di Parma, ha visto protagonisti Davide Persico (direttore scientifico del Must e docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma), Maria Amarante (membro dell’Unità operativa Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico dell’Ateneo ducale), Antonella Volta (docente del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie) e la laureanda Alice Giovagnoni.
La collezione, composta da trentacinque uccelli e un mammifero tassidermizzati e racchiusi in ampolle di vetro, si presenta in uno straordinario stato di conservazione nonostante gli oltre due secoli trascorsi da quando padre Fourcault, frate dell’Ordine dei Minimi – fondato nel XV secolo da San Francesco di Paola – e figura chiave nella fondazione del Museo di Parma, la realizzò nel corso del diciottesimo secolo.
Le ampolle, realizzate appositamente e caratterizzate da una forma unica, presentano un’unica apertura: una piccola imboccatura che Fourcault sigillò dopo avervi inserito gli animali, di dimensioni superiori al foro visibile, insieme agli elementi necessari alla loro contestualizzazione.
Per lungo tempo è rimasta senza risposta una domanda cruciale: in che modo animali ed elementi scenografici sono stati introdotti all’interno delle ampolle se l’unico foro apparente risultava troppo stretto per consentirne il passaggio? Infatti, la tecnica utilizzata non è mai stata rivelata dal frate transalpino, e così è stata alimentata la curiosità di generazioni di studiosi fin dalla seconda metà del Settecento.
Oggi, grazie all’impiego di moderne metodologie di indagine, tra cui radiografie e tomografie assiali, e allo studio di alcuni esemplari conservati in teche non originali, questo segreto è stato finalmente svelato.
Le analisi effettuate hanno permesso di ricostruire materiali e procedimenti adottati da Fourcault, rivelando che quello che appariva come il foro di ingresso era in realtà un’apertura apparente ridotta. L’imboccatura visibile è stata ottenuta sovrapponendo all’apertura reale un colletto di vetro fissato mediante gli elementi in legno del tappo.
Inoltre, l’apertura reale risultava in genere tre volte più larga e consentiva il passaggio di parti rigide e non comprimibili, come i crani degli animali, nonché di oggetti in legno che, come emerso, venivano introdotti in elementi separati e assemblati successivamente all’interno.
I corpi degli animali, invece, venivano appositamente preparati per essere compressi e inseriti nelle ampolle. Le linee di giunzione del colletto in vetro e del margine dell’apertura dell’ampolla venivano abilmente “mascherate” da Fourcault mediante l’uso di eleganti cordicelle avvolte attorno al vetro, mentre le linee di giunzione degli oggetti in legno venivano nascoste da carteggi incollati: un ingegnoso sistema che rendeva perfetta l’illusione agli occhi dell’osservatore.
A proposito di questa importantissima scoperta circa il mistero degli animali in bottiglia, nella parte conclusiva dell’articolo pubblicato dalla rivista “Museologia scientifica” si legge: “Le campane di Fourcault hanno una valenza tassidermica peculiare. Esse non rappresentano solo un laborioso metodo di conservazione di animali impagliati nel tempo, ma vi è anche, da parte dell’autore, la chiara volontà di creare oggetti museali artistici unici, con l’innegabile arguzia di trarre in inganno l’osservatore”.
Insomma, una nuova scoperta nel campo culturale italiano è stata compiuta, e adesso non ci resta che attendere di vedere quale sarà il prossimo segreto ad essere svelato e mostrato al mondo intero.
