Biennale 2026. Con Caroline Gueye dal Senegal quel che luccica sembra oro

Parla l’artista del padiglione senegalese a Venezia: “Ho studiato fisica, il metallo è stato generato dalla collisione di stelle e il suo valore cambia da come lo percepiamo”

Biennale 2026. Con Caroline Gueye dal Senegal quel che luccica sembra oro
Caroline Gueye davanti all’ingresso di Palazzo Navagero Gallery, l’artista che rappresenta il Padiglione del Senegal alla Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Stefano Miliani
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Stefano Miliani Modifica articolo

27 Luglio 2026 - 17.51


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Lungo Riva degli Schiavoni nel tratto del Bacino di San Marco tra le fermate del vaporetto di San Zaccaria e Arsenale, superata la porta d’ingresso di Palazzo Navagero si entra nel Padiglione del Senegal della Biennale d’arte di Venezia 2026: nel buio rilucono forme complesse e dorate che suscitano un fascino inconsueto, scatta un senso di smarrimento che si rivela benefico: mentre alcuni intrecci curvilinei possono evocare una qualche somiglianza con alcune sculture dell’italiano Loris Cecchini, a occhi inesperti di matematica quelle strutture potranno rammentare i frattali. L’accostamento tuttavia non è così campato in aria come sembra.
L’artista prescelta dal curatore Massamba Mbaye (commissario Oumar Sall), Caroline Gueye, racconta a globalist.it di aver studiato fisica e astrofisica, precisa che quelle non sono superfici dorate né sono fatte di oro vero ma vogliono evocare il metallo prezioso e rimandare allo spazio profondo come alla storia sociale del nostro pianeta.

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Veduta dell’installazione “Wurus” di Caroline Gueye in Palazzo Navagero Gallery, sede del padiglione del Senegal alla Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Caroline Gueye

La mostra si intitola “Wurus”, che significa “oro” in wolof, la lingua prevalente parlata in Senegal e in quell’area dell’Africa occidentale. L’artista vive tra Dakar, la capitale senegalese, e l’Europa. La mostra, a ingresso libero, è all’indirizzo Riva degli Schiavoni 4147: realizzata con gli auspici del ministero della Cultura, dell’artigianato e del turismo del Paese africano, è chiusa il lunedì; fino al 30 settembre si può visitare dalle 11 alle 19, dal primo ottobre al 22 novembre dalle 10 alle 18.
Ndr: la prima versione dell’intervista è scaturita da un malinteso linguistico nella conversazione tra giornalista e artista intorno al termine “gold”, oro. Ce ne scusiamo con i lettori e con tutte le persone interessate. Di seguito le dichiarazioni dell’artista rilasciate per iscritto a correzione dell’intervista precedentemente pubblicata che cancelliamo.

Particolare dell’installazione “Wurus” di Caroline Gueye in Palazzo Navagero Gallery, sede del padiglione del Senegal alla Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Stefano Miliani

“Le sculture non sono fatte d’oro né hanno superfici dorate. Sono invece di ottone e bronzo-polimero, a seconda dell’opera. I materiali conferiscono ai pezzi l’aspetto dorato e tale somiglianza è intenzionale” – dice Caroline Gueye. “Nella mostra ‘Wurus’ l’oro viene affrontato come un concetto più che come materiale. Sebbene le opere evochino il prezioso metallo, non ne contengono. L’oro ha la funzione di rappresentare un punto concettuale di partenza per riflettere sul valore e sulla percezione, serve come un punto di partenza per un’esplorazione più ampia su come si produce, si percepisce o si ha esperienza del valore”.

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Veduta dell’installazione “Wurus” di Caroline Gueye in Palazzo Navagero Gallery, sede del padiglione del Senegal alla Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Caroline Gueye

Prosegue l’artista: “L’oro possiede rimarchevoli proprietà fisiche, il che spiega perché viene ampiamente utilizzato nelle scienze e nella tecnologia. Queste proprietà da sole non spiegano perché storicamente le società vi hanno attribuito un valore simbolico, culturale ed economico così eccezionale”.

Veduta dell’installazione “Wurus” di Caroline Gueye in Palazzo Navagero Gallery, sede del padiglione del Senegal alla Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Caroline Gueye

“Più che mostrare l’oro – scrive infine Caroline Gueye – ‘Wurus’ è un’installazione che esplora come il suo valore viene costruito, proiettato e percepito usandolo appunto come punto di partenza. Le opere creano situazioni in cui si attiva il processo percettivo invitando i visitatori a provare come significato e valore non vengono semplicemente contenuti nelle opere ma emergono dalle condizioni in cui le affrontiamo”.

Particolare dell’installazione “Wurus” di Caroline Gueye in Palazzo Navagero Gallery, sede del padiglione del Senegal alla Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Caroline Gueye

Il sito del Padiglione del Senegal alla Biennale d’arte 2026:
https://www.labiennale.org/it/arte/2026/senegal

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La recensione. Politica, Gaza, sogni e femminile: cosa racconta la Biennale postuma di Koyo Kouoh
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Particolare dell’installazione “Wurus” di Caroline Gueye in Palazzo Navagero Gallery, sede del padiglione del Senegal alla Biennale d’arte di Venezia 2026. Foto Stefano Miliani

La recensione. Tra i Padiglioni della Biennale 2026: Ildegarda mistica, Chiara Camoni ibrida, proteste e bambolotti queer
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